Usa: giustiziato Marvin Wilson, il Texas ha sfidato la legge

Marvin Wilson condannato a morte nonostante il ritardo mentale – Non sono serviti a nulla gli appelli e le sollecitazioni fatte da Amnesty International per salvare la vita di Marvin Wilson, il 54enne afroamericano che, nonostante fosse riconosciuto affetto da “ritardo mentale“, è stato condannato a morte con iniezione letale per un omicidio commesso nel 1992. Il governatore del Texas Rick Perry,  l’unico con la facoltà di sospendere l’esecuzione e commutare la sentenza in ergastolo, non ha accolto l’ennesimo ricorso presentato dai legali del condannato che facevano appello alla sentenza Atkins v. Virginia, con cui la Corte suprema federale proibì l’esecuzione di persone con “ritardo mentale”, lasciando tuttavia che fossero i singoli Stati a stabilire il modo in cui rispettare tale divieto. Non è servita neppure la perizia di un neuropsichiatra con 22 anni di esperienza alle spalle, nominato da una corte, il quale aveva confermato il ritardo mentale di Wilson.  In un esame per determinare il quoziente intellettivo (QI) a cui era stato sottoposto nel 2004, Wilson aveva ottenuto appena 61 punti, esattamente come un bambino.

E’ forte ora l’indignazione delle diverse organizzazioni umanitarie, prima fra tutte Amnesty International. In Europa la prima condanna giunge da Parigi, secondo cui l’atto ”è in contrasto con le garanzie riconosciute a livello internazionale che tutelano i diritti di coloro condannati alla pena capitale”. ”La Francia – ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri francese, Vincent Floreani – ribadisce la sua opposizione alla pena di morte nel mondo e in tutte le sue circostanze. L’abolizione della pena di morte è essenziale per la tutela della dignità umana”.

R. E.