Ilva: il governo vuole evitare la chiusura

Tre ministri in missione per risolvere la vertenza dell’Ilva. E’ questa la decisione ufficializzata ieri dal premier Mario Monti che ha scelto di inviare a Taranto Paola Severino, Corrado Passera e Corrado Clini. Una task force incaricata di dialogare con le autorità e le parti coinvolte nella difficile “trattativa” e di verificare i margini di manovra governativa utili a scongiurare la chiusura dello stabilimento.

Il governo si mobilita – Saranno i ministri dell’Ambiente, quello dello Sviluppo economico e quello della Giustizia a raggiungere venerdì prossimo la città di Taranto nel tentativo di sciogliere l’intricatissimo nodo che riguarda l’attività dell’Ilva. Lo stabilimento sotto sequestro per decisione del gip Patrizia Todisco sembra aver già incassato il sostegno dei Professori intenzionati a evitarne la chiusura.

La difficile soluzione – I tre ministri dovranno interfacciarsi con le autorità competenti e con il procuratore della Repubblica e sondare la disponibilità dei vari attori coinvolti nella vertenza a raggiungere una soluzione condivisa. Un compromesso quanto mai faticoso, rispettoso delle esigenze occupazionali locali e delle istanze sanitarie e ambientalistiche rivendicate con forza da movimenti civici e da pochi partiti (Idv, Verdi, Prc).

Il parere di Clini – Il “braccio di ferro” si preanuncia quanto mai impegnativo: “La nuova disposizione del gip di Taranto – ha dichiarato senza mezzi termini ieri il ministro Clini – è in aperto contrasto con ciò che il ministero dell’Ambiente ha avviato e non tiene conto del lavoro svolto e del ruolo del ministro”. E ancora: “Quando si dice blocchiamo la produzione – ha aggiunto il tecnico dell’Ambiente – bisogna assumersene la responsabilità perché se chiudiamo la produzione chi fornirà l’acciaio per l’economia italiana?”. 

Evitare la chiusura – Sulla stessa lunghezza d’onda il collega Corrado Passera: “E’ assolutamente necessario evitare la chiusura e lo spegnimento degli impianti, cosa che causerebbe danni irreparabili”, ha rimarcato l’ex ad di Banca Intesa, che ha promesso: “Nulla sarà lasciato intentato”. Quanto al ruolo riservato all’unica donna di governo in missione a Taranto, la Severino dovrà acquisire i provvedimenti con cui il gip ha disposto il sequestro degli impianti e paventato la cessazione delle attività verificando la possibilità di intervenire per calmierare gli effetti severi sul fronte occupazionale.

La parola alla Corte –  A ribadire la linea del governo (smaccatamente a sostegno del proseguimento delle attività industriali dell’acciaieria della discordia) è stato anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà: “Partiamo dal presupposto che la tutela della salute e dell’ambiente è un valore fondamentale che anche il governo vuole perseguire – ha precisato – e anche dal presupposto che noi rispettiamo le sentenze dei giudici. Però, alcune volte queste sentenze non sembrano proporzionate rispetto al fine legittimo che vogliono perseguire e quindi noi chiederemo alla Corte Costituzionale – ha annunciato Catricalà – di verificare se non sia stato menomato un nostro potere: il potere di fare politica industriale”.

Maria Saporito