Usa 2012, democratici chiedono trasparenza a Romney

Nessuna treguaMitt Romney, l’ex Governatore del Massachusetts ora in corsa per scalzare Obama dal ruolo di inquilino della Casa Bianca, sta rischiando di rovinare con le proprie mani le buone percentuali di preferenze che gli venivano attribuite dai sondaggi: tutto è nato dalla sua scrupolosità nello scegliere il proprio candidato vicepresidente, dal quale ha preteso massima trasparenza dal punto di vista fiscale. Il prescelto, il parlamentare Paul Ryan, ha i conti a posto, ma ora nel mirino dei democratici è finito proprio il competitor del Presidente.
Romney, infatti, continua a rifiutarsi di pubblicare le sue più recenti dichiarazioni dei redditi: il sospetto dei democratici, sollevato dal capo dei senatori democratici Harry Reid, è che negli ultimi dieci anni il candidato mormone non abbia pagato un centesimo al fisco grazie ai suoi ampi fondi depositati all’estero.
Il tema sta velocemente diventando l’aspetto più dibattuto della campagna, tanto che il capo della campagna elettorale di Obama, Jim Messina, ha proposto una “tregua” all’avversario, promettendo di abbandonare la polemica in cambio, appunto, della pubblicazione delle aliquote pagate da Romney, che finora ha reso nota solo la dichiarazione del 2010, che ha comunque suscitato molte perplessità relativamente alla distribuzione dei suoi capitali.

Al mittente – Lo staff repubblicano ha comunque respinto la mano tesa degli omologhi democratici, ritenendola un tentativo di distogliere l’opinione pubblica dai veri problemi economici del Paese.
Chi invece ha fatto un tentativo per rendersi un po’ più vicino all’uomo medio è il vice di Romney, Paul Ryan: nella giornata di ieri ha infatti diffuso i suoi “730” relativi agli anni 2010 e 2011, dichiarando di aver pagato un’aliquota del 15,9% nel 2010, e del 20% nel 2011; ben più del suo candidato Presidente, che ha affermato recentemente di non aver mai pagato meno del 13%, ma comunque molto meno della maggior parte degli statunitensi.
Anche i dati di Ryan sono ovviamente soggetti a minuziosa verifica da parte dello staff democratico, che in ogni caso non possono fare altro che incassare un altro tassello positivo per la loro campagna, riuscendo a dimostrare una volta di più la distanza tra Romney e i suoi e l’americano medio.

Damiano Cristoforoni