Calcioscommesse, l’ira di Conte: “Accuse infamanti, è una vergogna”

Calcioscommesse – Ha aspettato, in silenzio, il pronunciamento della Corte Federale. Poi, all’indomani della conferma dei 10 mesi di squalifica, ha indetto una conferenza stampa e ha detto la sua. Antonio Conte, affiancato dal vice Alessio (la cui squalifica è stata ridotta da otto a sei mesi) e dagli avvocati Bongiorno, Chiappero e De Rensis, non ha usato mezzi termini per definire la vicenda che lo ha coinvolto. Primo obiettivo, Piero Sandulli – secondo cui Conte è stato fortunato a non incorrere in una squalifica più dura -: “Quello che che mi hanno fatto e mi stanno facendo è assurdo. La ciliegina sulla torta è stata l’intervento di un componente della commissione che mi ha giudicato. Questo signore fa dichiarazioni inopportune, che mi fanno pensare ci sia qualcosa di personale“. Segnalato dalla Figc, Sandulli rischia un procedimento disciplinare per l’intervista concessa a Radio Capital.

Pappa e ciccia – La seconda e più pesante stoccata è rivolta a Filippo Carobbio, il super pentito che ha inguaiato il tecnico: “Per la Procura Federale è Pippo, non Filippo Carobbio: sono pappa e ciccia. Carobbio è poco credibile per la procura di Cremona, ma è credibile per la Procura della Figc. Io devo sentirmi definire poco credibile, mentre invece è credibile una persona che da 3 anni si vende le partite, i compagni e la famiglia“. Conte è stato assolto dalle accuse relative a Novara-Siena: “Sono sette mesi che sono su stampa e televisioni con la mia faccia accostata al calcioscommesse, ma io in vita mia non ho mai scommesso. Nella riunione tecnica prima avrei fatto un discorso motivazionale, per poi dire ai ragazzi di non preoccuparsi perché tanto facciamo pareggio? E davanti a venticinque persone?“.

Non poteva non sapere – Per quanto riguarda Albinoleffe-Siena, invece, la condanna è rimasta: “Mi viene contestato il famoso ‘Non poteva non sapere‘. Me lo dite voi cosa significa? Io me lo son dovuto far spiegare cinque ore dagli avvocati“. Una delle due omesse denunce, come detto, è caduta, ma la pena è rimasta la stessa: “Uno pensa: ‘Se sono stati chiesti dieci mesi per due omesse denunce e ne rimane soltanto una, vuol dire che potrebbero diventare cinque‘. E invece dieci rimangono dieci“. Il sistema andrebbe cambiato, su questo Conte non ha dubbi: “Ma li sapete i metodi della Procura Federale? Forse sono passate inosservate le interviste di Locatelli e di Paoloni che dicono: ‘Non abbiamo detto quello che volevano sentirsi dire. Non abbiamo messo dentro nomi importanti per abbassarci la pena‘. Agghiacciante“.

Un ricatto – Ad inizio procedimento, il tecnico aveva patteggiato salvo poi pentirsene amaramente: “Il patteggiamento è un ricatto. Io innocente, devo sentirmi dire dal mio avvocato: ‘Visto questa giustizia che non ci permette di difenderci, di dimostrare la tua innocenza, perché dobbiamo rischiare? Patteggiamo‘. Io, innocente, ho dovuto patteggiare. Ma per cosa? E’ una vergogna. Oggi lo posso dire perchè è finito tutto, anche se c’è ancora un altro appello“. Da domani si torna ad allenare, con un filo di preoccupazione in più: “Io dopo questa vicenda inizio ad avere paura di litigare con il calciatore e di mandarlo in tribuna, perché un giorno questo si inventa una omessa denuncia e io sono fregato. Nessuno può far finta di niente. Perché è stato creduto uno come Carobbio, che si è venduto le partite per tre anni“.

P. F. C.