Il Buddha ed altri beni scomparsi, restituiti al Museo Nazionale dell’ Afghanistan

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:59

Più di ottocento reperti archeologici che erano stati rubati durante la guerra civile e poi finiti sul mercato nero sono stati restituiti al Museo Nazionale afghano, dopo essere stati recuperati dalla polizia britannica con l’aiuto del British Museum.

Opere depredate vent’anni fa e recuperate a Londra, che sono state ufficialmente restituite dalla Gran Bretagna il 5 agosto 2012. Si tratta di 843 oggetti in tutto, tra i quali una statua raffigurante il Buddha, avori incisi dell’antica Bagram, monete d’argento greco-battriane e quelle islamico-medioevali, accessori cosmetici.

Vent’anni fa questi oggetti si trovavano proprio nel Museo Nazionale al quale sono stati restituiti, ma negli anni ’90, durante la guerra civile, perse tre quarti del patrimonio artistico che conservava, finendo in collezioni private o nel traffico clandestino di opere d’arte, che spesso fa capo al mercato antiquario inglese.

Il Buddha ad esempio è stato rintracciato grazie alla collaborazione tra il British Museum e un mercante d’arte londinese, il quale ha contribuito a portare in Gran Bretagna la scultura dopo averla vista, riconosciuta e comprata di tasca sua dal collezionista giapponese che la conservava in casa. Gli avori incisi di Bagram e le monete sono stati per la maggior parte sequestrati al loro arrivo negli aeroporti inglesi di Birmingham, Leeds ed altri scali periferici.

L’archeologa Anna Filigenzi, che si trova a Kabul dal 2003 ad oggi, illustra il valore degli oggetti restituiti in un’ intervista apparsa sulle pagine del quotidiano “La Repubblica”: “Le incisioni di Bagram ricordano quello che nei primi secoli fu un centro fiorente dell’impero Kushana, dove i ricchi collezionavano avori incisi dell’India. Le monete greco-battriane sono tra le più raffinate dell’antichità. Venivano usate dai diadochi, i generali di Alessandro Magno rimasti a governare i regni locali dopo la frantumazione dell’impero macedone. Il Buddha, poi, testimonia l’epoca della diffusione del buddismo in Afghanistan.”

Al di là del valore intrinseco dei beni tornati a Kabul, va sottolineata l’importanza emblematica del gesto, che costituisce un evento abbastanza speciale, sebbene possa sembrare scontato (pensiamo invece alla lunghissima diatriba riguardante i marmi del Partenone).

La consegna è avvenuta nel corso di una cerimonia al museo, alla presenza del console generale britannico a Kabul Colin Crorkin: “Ci ricordano che i disordini dell’era taleban e della conseguente lotta contro gli insorti e per un Afghanistan pacifico sono eventi relativamente piccoli in un quadro più ampio – ha detto -. Ci danno un senso di prospettiva che solo la cultura può offrire”.

 

Alice Ughi