Scuola, il concorso e il rischio di una guerra tra poveri

A poche ore dalla comunicazione dell’approvazione da parte del Consiglio dei ministri di due decreti che dopo 13 anni riaprono le assunzioni nelle scuole si è aperta una vera e propria “guerra tra poveri”. Il primo decreto riguarda l’assunzione di 1.213 dirigenti scolastici e ben 11.892 docenti, scelti tra i tanti insegnati rimasti fermi per anni nelle graduatorie e il nuovo bando si apre a 11.892 di nuovi docenti. A scontrarsi sono proprio queste due categorie, i 200 mila precari iscritti da anni nelle graduatori e gli altri, neolaureati e giovani, in cerca del loro posto: i primi vorrebbero essere garantiti, sulla base di anni da precari in attesa che il meccanismo si sbloccasse, gli altri hanno il legittimo diritto di poter partecipare.

Chi potrà allora partecipare alla selezione? Quali saranno le modalità di selezione? In attesa di avere delle informazioni più precise l’interesse è sempre più forte perché in tempo di crisi sentir parlare di concorsi pubblici è tutt’altro che ricorrente. “Il concorso sarà serio e il Paese ritornerà alla normalità. Con il fine principale di reclutare i docenti che dovranno insegnare nelle nostre scuole nei prossimi 20/30 anni”, ha detto il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, spiegando che ciò avverrà attraverso “un canale doppio: per cui alcuni insegnanti entreranno nella scuola con la graduatoria e altri attraverso il concorso in cui si confronteranno con altri”.

I. F.