Mostra di Venezia 2012: Una Superstar inquietante

Superstar,in concorso. Si è aperto il concorso ufficiale della sessantanovesima mostra del cinema di Venezia con un film francese intelligente e un assai inquietante. Si intitola Superstar e a girarlo è stato un regista da noi non molto noto ma che in patria è ormai considerato uno dei nomi di punta del nuovo cinema francese, Xavier Giannoli. La storia, che a molti critici ha fatto scomodare il nome di Kafka è quella di un signor uomo qualunque Martin Kasinski, interpretato dal protagonista di Giù al nord Kad Merad, che improvvisamente dopo esser stato fotografato da un cellulare sulla metropolitana, grazie o a causa del tam tam sulla rete, diviene improvvisamente famoso. Una celebrità parossistica che il poveretto a un certo punto non riesce più a sopportare, tanto da voler andare in tv, con l’aiuto di una combattiva ma forse cinica giornalista qui interpretata da Cecile de France, per cercare di metter fine all’improvvisa onda di attenzione riversatagli contro. Naturalmente questo non sarà che l’inizio della fine.

Accoglienza. Il film ha strappato risate e applausi durante la proiezione ufficiale, anche perchè si sa che in un festival ogni commedia è merce rara ed è il caso di fare le scorte di buon umore. Superstar è un film che racconta “il caos della modernità” come ha dichiarato il suo regista Giannoli. Il quale ha poi proseguito dicendo “il mio protagonista si rifiuta di diventare famoso, ci sono dei valori che tendono oggi ad esser dimenticati, tutto questo non fa che rendere ancora più assurdi i nostri tempi“. Poi Giannoli conferma l’influenza kafkiana sul suo racconto spiegando il motivo per il quale lo script non propone una spiegazione dell’improvvisa celebrità di Kasinski: “Quando ho letto il soggetto del film ho pensato subito alle Metamorfosi, non ho voluto spiegare niente concentrandomi solo sulle emozioni che la situazione creava trasmettendole così agli spettatori“. Superstar, insomma il classico film su cui, c’è da scommetterci, seguirà dibattito.

Simone Ranucci