Venezia 2012: L’esordio di Lo Cascio sulle orme di Kafka

La città ideale, Lo Cascio. Esordisce alla regia con un film bizzarro Luigi Lo Cascio, indimenticabile attore de I cento passi e La meglio gioventù, dal titolo La città ideale, presentato alla sessantanovesima mostra del cinema di Venezia nella sezione: Settimana della critica. La pellicola narra la vicenda di un ecologista Michele Grassadonia, che dopo aver abbandonato la natia Palermo si è trasferito a Siena, appunto la città ideale del titolo, almeno secondo il personaggio. Personaggio che sta conducendo un esperimento molto particolare, quello di rendere indipendente il suo appartamento dalle forniture di luce elettrica, acqua corrente e gas. Un progetto di assoluta autarchia, che però precipita in una notte di pioggia, in cui il castello ideale costruito da Michele inizia inesorabilmente a crollare. Il film rimanda puntualmente alla letteratura kafkiana, autore frequentato negli ultimi anni a teatro dall’attore siciliano e alle opere di Elio Petri, che proprio dello stile dello scrittore praghese è forse stato il maggior interprete cinematografico. Accanto a Lo Cascio, qui anche attore, c’è anche Luigi Maria Burruano, il padre di Peppino Impastato ne I cento passi, e zio del neo regista nella vita reale.

Dichiarazioni. Lo Cascio parlando del suo protagonista dice “Il mio personaggio è forte, estremo nelle sue convinzioni, ma dovrà aprire la porta al dubbio“, e proseguendo nel ragionamento trova calzante la definizione di giallo morale per il suo film scomodando un paragone importante ma non per questo fuori luogo, e cioè quello dell‘Edipo re. Anche nella tragedia di Sofocle, così come in questa pellicola infatti vi è un’indagine sulla ricerca della verità. Poi l’attore spiega la scelta del tema dell‘ecologial’ho scelto perchè mi permetteva di creare un personaggio che cerca l’armonia, l’integrazione tra sè e l’ambiente e vede tutto ciò messo a rischio”. Un esordio insomma lontano dalle mode, una regia barocca e spiazzante che a qualcuno ha ricordato anche certe atmosfere di quel capolavoro sottovalutato che fu Una pura formalità di Tornatore. Un paragone mica da poco.

Simone Ranucci