Cina-Giappone, la questione delle isole contese approda sul New York Times

Cina-Giappone, la questione delle isole contese approda sul New York Times – Un celebre imprenditore cinese ha acquistato uno spazio in una pagina del New York Times per spiegare il motivo per il quale le isole Senkaku, nel Mar Cinese meridionale, da tempo al centro di un’aspra contesa tra Tokyo e Pechino, siano territorio di Pechino. Nell’annuncio, scritto sia in cinese che in inglese, Chen Guangbiao – questo il nome dell’imprenditore – chiede ai cittadini americani cosa farebbero se il Giappone dichiarasse un giorno come proprio territorio le isole Hawaii. ”Una chiamata alla pace per prevenire che il Giappone dichiari sue le isole cinesi Diaoyu – si legge nell’annuncio -. Chen Guangbiao, cittadino cinese e ambasciatore di pace, dichiara solennemente al governo e al popolo americano che le isole Diaoyu sono parte della Cina dall’antichità. A detta dell’imprenditore, l’ala destra giapponese sta violando la sovranità territoriale cinese e minacciando la stabilità e la sicurezza della regione Asia-Pacifico”. ”Chiedo al governo americano – conclude l’imprenditore – e a tutte le persone di condannare il comportamento provocatorio del Giappone.

L’arcipelago della discordia – Il gesto degli attivisti cinesi, sbarcati sulle isole contese  proprio nel giorno del67esimo anniversario della resa del Giappone nella Seconda Guerra Mondiale, ha risvegliato il nazionalismo giapponese: 150 attivisti nipponici hanno risposto alla provocazione cinese inviando una flottiglia di venti imbarcazioni sulle isole contese, nonostante fosse stata loro negata l’autorizzazione a sbarcare. Alla spedizione hanno partecipato anche 8 deputati e 16 politici locali. La polemica con la Cina sulle isole Senkaku non è l’unica grana territoriale per Tokyo, già alle prese con una disputa ancora una volta con la Corea del Sud per le isole Takeshima. Il ministro delle Finanze nipponico, Jun Azumi, ha deciso di rinviare il viaggio a Seoul previsto per il 24 agosto. Tokyo ha inoltre ribadito l’intenzione di portare la questione all’attenzione della Corte Internazionale di Giustizia.