Venezia 2012: The Master capolavoro o quasi

E’ stato l’ultimo film ad entrare nel concorso ufficiale ed era da tutti il più atteso, The master, l’ultima fatica di Paul Thomas Anderson. Alla fine dopo la proiezione ufficiale si può dire che la pellicola abbia diviso la critica, tra chi l’ha trovata un po’ fredda e chi, come il critico del Corriere della sera Paolo Mereghetti, è rimasto conquistato dalla straordinaria potenza delle immagini. A ciò di certo ha contribuito il formato in 70mm che Anderson ha preteso c0nvinto che fosse il modo migliore per raccontare nel migliore dei modi l’incontro tra Freddie un reduce di guerra, la seconda, interpretato da un fin troppo convincente Joaquin Phoenix, e l’istrionico Lancaster Dodd, il solito monumentale Philp Seymour Hoffman, che abbraccerà lo spaesato ragazzo fino a condurlo dentro il suo movimento in odore di religione.

The master era stato annunciato come un film che avrebbe attaccato Scientology, la vetero religione che ha tra i suoi adepti nomi noti come Tom Cruise e John Travolta, ed in realtà anche lo stesso regista aveva ammesso di essersi ispirato a Ron Hubbard, il fondatore di Scientology appunto, per tratteggiare il personaggio di Lancaster, ma come al solito quando si tratta di Anderson, al centro della vicenda c’è sempre un rapporto padre figlio, in qualche modo. Ed ecco allora che la trama si dipana con la lentezza delle grandi narrazioni nelle viscere di un rapporto a due che assume dinamiche sempre più controverse e intense. Anderson parlando del film l’ha definito “un romanzo d’amore tra i due personaggi, è l’amore che li muove in parecchi anni”. Il film dovrebbe uscire nel nostro paese in primavera, mentre per Ottobre è prevista l’uscita americana in tempo per i prossimi Oscar. In molti scommettono che quest’anno quello di Paul Thomas Anderson, secondo il nostro personalissimo cartellino nettamente il più bravo regista della sua generazione, sarà il cavallo vincente.

Simone Ranucci