Primarie: Parisi scarica Bersani e non sceglie Renzi

Da sostenitore convinto delle primarie, Arturo Parisi guarda adesso con sospetto alle consultazioni che dovrebbero tenersi il prossimo mese di dicembre per designare il candidato premier del centrosinistra. “Il rischio è che diventino solo una manifestazione di inizio della campagna finale”, ha spiegato a Quotidiano.net il democratico, che nella disputa tra Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani sembra non preferire nessuno.

Il voto alla “ditta” – L’ex ministro della Difesa, Arturo Parisi, si avvicina con scarso entusiasmo all’appuntamento fissato per il mese di dicembre quando il Pd si cimenterà nell’organizzazione e nello svolgimento delle primarie di coalizione. A domanda secca dell’intervistatore che lo ha invitato a indicare una preferenza  tra il “rottamatore” Renzi e il segretario Bersani: “Certamente non sto con Bersani – ha detto Parisi-  E nonostante lo stimi come pochi e come pochi mi stia simpatico. Ma Bersani non chiede un voto per Bersani, ma per la ‘ditta’”.

I dubbi sul rottamatore – Quanto a Renzi: “Gli riconosco il coraggio di avere alzato la mano controvento e di aver iniziato un discorso – ha detto il deputato del Pd – Attendo tuttavia anche di sentirglielo concludere. Non credo basti la contrapposizione tra rottamatori e usato sicuro”. Nessuno spiraglio anche sul fronte della legge elettorale“L’obiettivo è tornare a un impianto proporzionale così che dal voto non uscirà una maggioranza chiara e un premier certo”, ha osservato l’ulivista.

La legge elettorale – Un disegno che, a giudizio dell’ex ministro, il Pd ha scelto di sostenere convintamente: “Il Pd ha accettato perché era questo il vero obiettivo del gruppo dirigente, a partire da D’Alemaha dichiarato Parisi – Restaurare la democrazia dei partiti nella sua pienezza. Come al bel tempo antico. Obiettivo legittimo – ha concluso – ma a mio parere opposto alle necessità del Paese”.

Maria Saporito