Venezia 2012: La pietà di Kim Ki Duk conquista il lido

Venezia 2012: La pietà di Kim Ki Duk conquista il lido. Era uno dei film più attesi del concorso ufficiale di questa sessantanovesima mostra del cinema di Venezia e non ha tradito le attese. Pietà di Kim Ki Duk è infatti uscito dalla proiezione per la stampa con il pieno di applausi, stagliandosi come il film fino ad ora favorito nella corsa al Leone d’oro. La storia, per cui alla lettera si potrebbe parlare di thriller, è quella di un un giovane Kang-do che vive facendo l’usuraio incurante delle sofferenze che infligge alle sue vittime. A un certo punto incontra una misteriosa donna più grande di lui che dice di essere sua madre. Lentamente ma inesorabilmente la donna entra nella vita del ragazzo fino a che un giorno non scompare. Kang crede sia stata rapita ed inizia a cercarla tra le sue vittime temendo una ritorsione. Alla fine scoprirà una verità molto più amara, di cui la donna è artefice.

Rigenerazione. “Senza Arirag non sarebbe esistito Pieta, film che rappresenta un nuovo inizio nel percorso della mia carriera” ha dichiarato il regista di Ferro 3 e La samaritana, alludendo alla sua penultima pellicola, sorta di diario intimo sulla crisi creativa che l’aveva attraversato, proseguendo poi spiegando l’essenza della sua pellicola “E’ un film che vuole raccontare l’essenza umana, che vuole parlare di salvezza attraverso il recupero di determinati valori” . Un’opera che sembra sia stata girata in uno stato di grazia, in tempi strettissimi, usando due camere, una per Kim e l’altra per il suo direttore della fotografia. Al momento sembra quasi certo un premio da parte della giuria diretta da Michal Mann.

Simone Ranucci