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Delitto di Cogne: rifiutati i domiciliari alla Franzoni

I legali di Anna Maria Franzoni, condannata a 16 anni per aver ucciso il figlio Samuele, avevano chiesto al Tribunale di Sorveglianza di Bologna che la donna potesse scontare la pena residua agli arresti domiciliari per poter accudire uno dei suoi bambini, ma i giudici hanno rigettato la richiesta in quanto la Franzoni ha perso la facoltà di potestà genitoriale. Il Tribunale di Bologna aveva già negato alla donna la possibilità di usufruire dei permessi premio per i prossimi quattro anni, a causa della gravità del reato commesso.

La Prima sezione penale della Corte Suprema aveva motivato il rifiuto, a seguito della richiesta avanzata dagli avvocati della Franzoni a fine luglio di quest’anno, spiegando che per reati di una gravità pari a quello commesso dalla mamma di Cogne vige la regola, attuata per i condannati per mafia e terrorismo, della preclusione temporale, ossia il detenuto deve aver scontato metà della pena prima di ottenere la concessione di passare tre giorni al mese con la famiglia.

Non è la prima volta che alla donna vengono rifiutati dei permessi speciali: già nel 2010 aveva chiesto un permesso per accudire il suocero malato, deceduto dopo poco, e anche in quell’occasione i giudici avevano negato la concessione. La Franzoni, condannata a 16 anni il 28 maggio del 2008, ha scontato appena quattro anni, dovrà attenderne almeno altri quattro prima di poter uscire dal penitenziario nel quale è detenuta.

Marta Lock