Venezia 2012: La bella addormentata di Bellocchio

Venezia 2012: La bella addormentata di Bellocchio. E’ arrivato oggi nel concorso della sessantanovesima edizione della mostra del cinema di Venezia il secondo film italiano in concorso. Si tratta di La bella addormentata, ultima fatica di Marco Bellocchio, liberamente ispirato alla vicenda di Eluana Englaro. Proprio il riferimento al caso di cronaca della ragazza, che divise in schieramenti manichei e irriducibili laici e cattolici in una battaglia in cui la parola vita fu usata con troppa disinvoltura e troppo poco rispetto per la sofferenza delle persone, ha già fatto scatenare le solite polemiche preventive come spesso accade quando entra nell’agone il regista piacentino. Ma La bella addormentata non casca nel facile giochino dei pro e contro, e nemmeno si configura come film di cronaca di un dolore troppo privato per poter essere raccontato.

Amore. E’ invece una pellicola che nelle sue quattro storie che si svolgono negli ultimi giorni della Englaro parla di quel sentimento spesso inafferrabile che è l’amore. L’amore posto davanti alla prova più dura, quello che s’incontra in quella zona grigia che separa vita e morte. C’è un senatore Pdl, interpretato dal solito bravissimo Toni Servillo, incerto se votare una legge a favore dell’accanimento terapeutico, o sconfessare la disciplina di partito e non la sua coscienza. Sua figlia Maria (Alba Rohwacher) attivista del movimento per la vita che si innamora, davanti alla clinica dove riposa la Englaro, di Roberto (Michele Riondino) che invece vorrebbe l’eutanasia per suo fratello gravemente malato. C’è una tossica che vorrebbe farla finita (Maya Sansa) e il medico Pallido (Piergiorgio Bellocchio) che non la lascia un attimo sola per paura di perderla, infine c’è una grande attrice (Isabelle Huppert) che ha abbandonato la carriera per stare al capezzale della figlia caduta in stato vegetativo. Quattro storie che si accarezzano senza trovare risposte, e non facendo altro che suscitare nuovi interrogativi, oltre che un liberatorio bisogno di libertà. E’ forse questo, in fondo, il compito della vera arte.

Simone Ranucci