Venezia 2012: Ovazione per Marra nella città dell’inferno

Venezia 2012: Ovazione per Marra nella città dell’inferno.  Che cos’è il carcere? Per molti è un mondo a parte, un mondo altro, per molti è semplicemente l’inferno in terra. E’ forse partendo da questo assunto, quello di restituire una visione onesta di quella che è la vita dietro le sbarre, che Vincenzo Marra ha iniziato a lavorare a Il gemello, presentato trionfalmente nella sezione Giornate degli Autori della sessantanovesima mostra del cinema di Venezia. La telecamera di Marra ci porta all’interno della casa circondariale di Secondigliano, Napoli, per raccontarci la storia di uno dei tanti ospiti della struttura. Uno dei tanti dannati costretti a passare il loro tempo in cattività. Il suo nome è Raffaele Castagnola, è entrato dentro all’età di 15 anni e da 12 è detenuto. Raffaele è una persona carismatica, per cui molti pronosticano un futuro da boss una volta uscito. A fare da contraltare è Domenico Manzi ispettore capo lì a Secondigliano con cui Raffaele ha sviluppato un rapporto schietto, di confronto continuo, un rapporto che in alcuni casi può essere riuscito a toccare le corde dell’amicizia.

Dichiarazioni. Marra ha parlato in questi termini della sua pellicola “Ho cercato di filmare la vita inseguendo come un segugio la drammaturgia, l’anima delle persone e dei luoghi“. Un progetto riuscito in pieno, e a testimoniarlo più di tanti commenti da fuori, sono le parole di Raffaele in una lettera che lo stesso regista napoletano ha letto in conferenza stampa “in carcere c’è solo sofferenze e si vive per metà ma vado avanti come un gladiatore ed è giusto che pago, Sono fiducioso nelle persone che mi circondano e soprattutto credono in me e possono darmi un futuro fuori da questo mondo di sofferenza. Il film, e per questo ringrazio il mio amico Vincenzo Marra“. Si potrebbero dire migliaia di altre cose, ma forse non dovremmo aggiungere altro. Perchè alla fine nessuno conosce davvero quello che significa questo tipo di esperienza, nessuno al di fuori di chi la vive sulla sua pelle. E di ciò di cui non si può parlare si deve tacere.

Simone Ranucci