Insegnante umilia un bullo: 15 giorni di carcere

Prof umilia un bullo – Ci sono metodi più educativi per correggere un ragazzino. Devono aver pensato questo i giudici che hanno condannato a quindici giorni di reclusione l’insegnante che ha punito un alunno indisciplinato facendogli scrivere cento volte sul suo quaderno la frase “sono un deficiente. L’utilizzo dell’umiliazione come mezzo per correggere i comportamenti sbagliati dei ragazzi è una regola sbagliata: tali metodi infatti “finiscono per rafforzare il convincimento che i rapporti relazionali (scolastici o sociali) sono decisi dai rapporti di forza o di potere“. E’ quanto sottolinea la Cassazione che conferma la condanna a 15 giorni di carcere dell’insegnante di Palermo.

La pesante sentenza – Certamente il ragazzino, un allievo di 11 anni, stava tenendo un comportamento poco consono all’ambiente scolastico, un atteggiamento, si legge nella sentenza, “derisorio ed emarginante nei confronti di un compagno di classe“. Ma ciò non giustifica il metodo utilizzato dalla prof: “Non può ritenersi lecito l’uso della violenza, fisica o psichica, distortamente finalizzata a scopi ritenuti educativi e ciò sia per il primato attribuito alla dignità della persona del minore, ormai soggetto titolare di diritti e non più, come in passato, semplice oggetto di protezione (se non addirittura di disposizione) da parte degli adulti. E sia perchè non può perseguirsi, quale meta educativa, un risultato di armonico sviluppo di personalità, sensibile ai valori di pace, tolleranza, convivenza e solidarietà, utilizzando mezzi violenti e costrittivi che tali fini contraddicono“. In primo grado la prof era stata assolta dal tribunale di Palermo ma in appello, il 16 febbraio 2011, il proscioglimento fu annullato.

Rosario Amico