D’Alema su emergenza lavoro: No ad assistenzialismo, ma governo non se ne lavi le mani

All’indomani delle parole di Mario Monti sullo Statuto dei lavoratori, a dire la sua è stato il presidente del Copasir, Massimo D’Alema. “La riforma è stata fatta – ha tagliato corto il dirigente del Pd – non è utile riaprire l’argomento”. Ma invitato ad andare più a fondo, il democratico ha sottolineato l’opportunità di evitare tanto l’assistenzialismo quanto l’abbandono delle zone più deboli del Paese

Sofferenze e tutele – “Se si domanda a un imprenditore, soprattutto straniero, cosa lo spaventa di più nell’investire in Italia, risponderà che sono la lentezza e la farraginosità della burocrazia e della giustizia civile e la criminalità organizzata. Non conosco nessuno che abbia deciso di non investire nel nostro Paese per colpa dell’articolo 18“. Con queste parole – consegnate oggi al quotidiano Il Mattino – il numero uno del Copasir, Massimo D’Alema, ha fatto incursione nel dibattito politico scatenato dalle parole pronunciate ieri da Mario Monti“La riforma è stata fatta, non è utile riaprire l’argomento – ha continuato l’ex premier – ora la politica deve misurarsi con la drammatica sofferenza sociale, comprendere le ragioni e rispondere con saggezza alla disperazione senza abbassare la soglia dei diritti e delle tutele”.

Il Sud non va abbandonato – In che modo? “Va superata ogni logica assistenzialistica e clientelare per valorizzare il merito e il talento di tanti ragazzi che dopo avere studiato vengono spinti ad andare via – ha spiegato D’Alema – Lo Stato, però, non può sottrarsi dal cercare di intervenire pur nella limitatezza delle risorse disponibili. Non vorrei che l’esigenza di un cambio di mentalità venga interpretata come se il governo dicesse al Sud ‘sono affari vostri‘. In particolare – ha precisato il dirigente del Pd – credo che la priorità, come ha anche sostenuto Prodi, sia la lotta alla criminalità organizzata, il cancro più pericoloso per lo sviluppo”.

Maria Saporito