Fiat: retromarcia su Fabbrica Italia

Un comunicato diffuso ieri dalla Fiat ha seminato panico tra i dipendenti del Lingotto. E non solo. “Il progetto Fabbrica Italiahanno fatto sapere da Torino – non può più considerarsi valido perché le condizioni del mercato sono profondamente mutate rispetto a due anni fa”. Una precisazione che ha indotto i più maliziosi a leggere, tra le righe del comunicato, il pre-annuncio della chiusura di altri stabilimenti in Italia, mentre il leader della Fiom, Maurizio Landini, ha denunciato la serietà del problema.

Situazione cambiata – “Da quando Fabbrica Italia è stata annunciata nell’aprile 2010 le cose sono profondamente cambiate. Il mercato dell’auto in Europa è entrato in una grave crisi e quello italiano è crollato ai livelli degli anni Settanta”. Così sta scritto nel comunicato diffuso ieri dalla Fiat per fornire aggiornamenti sull’iniziativa (mai decollata) presentata due anni fa da un entusiasta Sergio Marchionne. “E’ quindi impossibile fare riferimento ad un progetto nato due anni e mezzo fa – si legge ancora nella nota – E’ necessario infatti che il piano prodotti e i relativi investimenti siano oggetto di costante revisione per adeguarli all’andamento dei mercati”.

Scelte in autonomia – Non solo: “In occasione dell’incontro con le Organizzazioni Sindacali che si è tenuto a Torino il 1° agosto scorso – continua il comunicato diramato ieri dal Lingotto – Fiat ha ribadito: ‘La delicatezza di questo periodo, di cui è impossibile prevedere l’evoluzione, impone a tutti la massima cautela nella programmazione degli investimenti. Informazioni sul piano prodotti/stabilimenti saranno comunicate in occasione della presentazione dei risultati del terzo trimestre 2012′. Vale la pena di sottolineare che la Fiat con la Chrysler è oggi una multinazionale e quindi – hanno precisato da Torino – come ogni azienda in ogni parte del mondo, ha il diritto e il dovere di compiere scelte industriali in modo razionale e in piena autonomia, pensando in primo luogo a crescere e a diventare più competitiva”.

Quale futuro? – “La Fiat ha scelto di gestire questa libertà in modo responsabileconclude la nota – e continuerà a farlo per non compromettere il proprio futuro, senza dimenticare l’importanza dell’Italia e dell’Europa”. Le parole messe nere su bianco dall’azienda automobilistica hanno scatenato le immancabili polemiche tra chi ha letto nell’autonomia rivendicata dalla Fiat l’intenzione di chiudere un altro stabilimento in Italia, e chi, al contrario, ha scorto nella precisazione del Lingotto una presa di posizione lucida e responsabile. A intervenire sull’argomento è stato ieri il segretario della Fiom, Maurizio Landini: “Se il famoso piano Fabbrica Italia rischia di non esserci più – ha detto – siamo di fronte a un problema molto serio”.

Il monito di Landini – “Non aver fatto gli investimenti ha determinato che la Fiat venda meno di altri perché non ha i modelli e in più c’è il rischio che in Italia un sistema industriale dell’auto, non solo Fiat e componentistica, salti”, ha denunciato il sindacalista. “Nel governo e nella politica di questo Paese si dovrebbe dire come si fa ad evitare che il sistema imploda e si perdano altri posti di lavoro – ha aggiunto Landini – In un Paese normale, un governo dovrebbe convocare non solo la Fiat, ma anche le parti sociali per discutere del piano industriale che serve al nostro Paese”.

Maria Saporito