Ilva, la denuncia di Clini: Contro di noi gruppi industriali esteri

Ilva, la denuncia di Clini: Contro di noi gruppi industriali esteri – “Possiamo supporre che gruppi industriali europei ed extraeuropei abbiano buoni motivi per sperare che la nostra iniziativa non abbia successo, e certamente hanno molti strumenti per influenzare negativamente l’esito del nostro lavoro. Alleato di questi veri ‘poteri forti’ è nei fatti il retrobottega della politica italiana. A Taranto l’impegno del governo è, infatti, condiviso da una larga maggioranza, e spicca il ruolo del presidente della Regione Puglia Vendola. Si tratta evidentemente di una convergenza che preoccupa chi, per ragioni di bottega elettorale, ha bisogno del conflitto politico e istituzionale”. E’ forte la denuncia che il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, affida a una nota di commento al caso Ilva. “In questo senso – dichiara il Ministro – appare comprensibile, si fa per dire, un certo accanimento a descrivere il Ministro dell’Ambiente impegnato a favorire gli interessi delle imprese a scapito della salute e della protezione dell’ambiente. Questa disinformazione si alimenta di notizie false finalizzate ad intimidire il Ministro dell’Ambiente. Oggi – spiega Clini – sono a Taranto per dialogare con le associazioni ambientaliste, incontrare i custodi nominati dalla Procura della Repubblica, accertare l’impegno dell’impresa ad investire per il risanamento ambientale degli impianti. E per confermare a tutti l’impegno di concludere l’istruttoria per la nuova AIA entro il 30 settembre”.

‘La salute e l’ambiente sono la guida per il risanamento dell’Ilva’ – Clini sottolinea che ”se riusciremo a stabilire, con la nuova Aia in corso di definizione, gli impegni e gli obblighi di Ilva ad investire per adeguare rapidamente gli impianti ai più recenti standard ambientali e tecnologici europei raggiungeremo due obiettivi: la salvaguardia dell’ambiente e della salute, insieme al consolidamento del ruolo industriale del più grande centro siderurgico europeo; la realizzazione di un precedente nella UE per tutti i competitori europei di Ilva, che saranno costretti ad adeguarsi altrettanto rapidamente a standards che attualmente non sono né applicati né rispettati negli stabilimenti siderurgici europei”. ”Se invece falliremo, – conclude il ministro dell’Ambiente – l’Italia perderà la grande occasione di dettare le ‘regole del gioco’, a livello europeo ed internazionale, per la sostenibilità di un grande settore industriale. Ilva sarà costretta a chiudere e, mentre i competitori europei ‘faranno festa’, ricadranno sulle spalle delle istituzioni e della spesa pubblica i conseguenti problemi sociali ed ambientali”.