Monti su Statuto lavoratori: le reazioni della politica

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:14

Le parole scandite ieri dal presidente del Consiglio, Mario Monti, in riferimento allo Statuto dei lavoratori non potevano passare inascoltate. E se a saltare per prima dalla sedia è stata il segretario della Cgil, Susanna Camusso – svelta nello “scomunicare” la dichiarazione del Professore – anche il mondo politico ha sentito il bisogno di intervenire sul delicato argomento. Tra i primi a esporsi, il democratico Cesare Damiano e il pidiellino Giuliano Cazzola, che hanno fornito giudizi diversi.

Damiano contro il premier – “A differenza di quanto affermato dal presidente del Consiglio, Mario Monti, non ritengo che lo Statuto dei lavoratori abbia rappresentato un freno per la crescita ed un ostacolo alla creazione di nuovi posti di lavoro”. E’ quanto ha dichiarato ieri in una nota il capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano. “Oggi le imprese non hanno il problema dell’articolo 18 che impedisce i licenziamenti senza giusta causa – ha spiegato il democratico – i loro problemi sono di altra natura. Si chiamano assenza di politica industriale e di incentivi per l’innovazione, alto costo dell’energia e difficoltà di accesso al credito, mancanza di infrastrutture e burocrazia lenta, presenza della malavita organizzata in molti territori”.

Il giudizio di Cazzola – “E’ da questi problemi che bisogna partire – ha evidenziato Cesare Damiano – perché riguardano l’economia reale. L’articolo 18, lo stato sociale ed i diritti dei lavoratori sono il chiodo fisso dei mercati finanziari, quegli stessi che ci hanno condotti in questa drammatica situazione”. Di tutt’altro segno il commento fornito dal pidiellino Giuliano Cazzola: “Le considerazioni di Mario Monti sugli effetti dello Statuto dei lavoratori sono condivisibili – ha detto – Lo Statuto del 1970 è senza dubbio una delle cause che hanno concorso a determinare il prevalente ‘nanismo’ della struttura produttiva del Paese e tanta parte della cosiddetta  flessibilità in entrata che ha consentito alle aziende di sottrarsi alla rigidità delle norme sul licenziamento”.

Più convinti su articolo 18 – “Ancora una volta – ha continuato il vicepresidente della commissione Lavoro alla Camera – abbiamo la conferma, noi del Pdl, che il governo Monti è molto più scomodo per il Pd che per il nostro partito. Certo che, a fronte di questa valutazione di oggi del premier, ci si poteva aspettare una revisione più drastica dell’articolo 18 rispetto a quella contenuta nella legge Fornero”.

Maria Saporito

 

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