Fondi ai partiti: è stallo sulla certificazione esterna dei bilanci

Un passo avanti e uno indietro: la discussione della Giunta della Camera preposta a definire il Regolamento sui fondi pubblici destinati ai gruppi parlamentari rischia di arenarsi su un punto considerato focale. Quello che – su proposta del presidente della Camera, Gianfranco Fini – prevede la certificazione dei bilanci da parte di società esterne. Una norma pensata  per garantire ulteriore trasparenza, dopo gli scandali che hanno investito in maniera trasversale i partiti (da Lusi a Belsito al più recente Fiorito). Ma a mettere i bastoni tra le ruote ci sarebbe un principio costituzionale, che imporrebbe che a controllare i conti siano i Questori di Montecitorio.

Le regole sui bilanci – La nuova bozza di Regolamento scritta dal pidiellino Antonio Leone e dal democratico Gianclaudio Bressa per fissare i paletti sull’erogazione e la gestione dei fondi pubblici destinati ai gruppi parlamentari ha fatto ieri ingresso alla Camera. Ogni gruppo dovrà avere uno Statuto, con l’indicazione del tesoriere responsabile e dell’organismo amministrativo interno. Il bilancio dovrà essere redatto in base a precisi criteri contabili (uguali per tutti i gruppi) e i soldi potranno essere utilizzati unicamente per finalità politiche. Un “recinto”, quello definito dalla nuova bozza, che lascia fuori un punto considerato importante, su cui lo stesso presidente della Camera, Gianfranco Fini, aveva posto l’accento: l’opportunità di affidare a società esterne la certificazione dei bilanci.

No a controlli esterni – La norma, recepita nella prima bozza, è stata infatti depennata nella seconda perché – a dire degli estensori – esisterebbe un ostacolo di natura costituzionale. Essendo i gruppi parlamentari soggetti necessari al funzionamento della Camera, il controllo sulla loro contabilità spetterebbe al Collegio dei Questori. Un’indicazione contemplata dal principio di “autodichia”, che prevede l’obbligo di auto-giurisdizione per tutti gli organi costituzionali. “Non è che non vogliamo farlo, ma non possiamo farlo”, avrebbero sostanzialmente spiegato Bressa e Leone ieri alla Camera.

C’è chi dice no – Ma a storcere il naso sono stati tanti: “Indipendentemente da quello che farà la Giunta – ha dichiarato il centrista Pier Ferdinando Casini il gruppo parlamentare Udc incaricherà una azienda di certificazione esterna, per tagliare l’erba sotto i piedi a polemiche future”. Esattamente quanto annunciato dal democratico Dario Franceschini“Il gruppo Pd è favorevole alla certificazione da parte di aziende esterne – ha detto – e noi la faremo”. Sulla stessa linea il dipietrista Massimo Donadi“Il gruppo di Idv, al di là di quella che sarà la decisione della Giunta – ha annunciato – provvederà a dare incarico a una società di revisione dei conti esterna per fare chiarezza su conti alimentati con denaro pubblico”.

L’auspicio di Fini – E se anche il capogruppo di Fli alla Camera, Benedetto Della Vedova, ha manifestato l’intenzione di ricorrere a una società esterna per il controllo dei bilanci del partito, a optare per una posizione più cauta è stato, invece, il pidiellino Giuseppe Calderisi, che ha sottolineato l’opportunità di rispettare i principi prescritti dalla Costituzione. La discussione riprenderà oggi e, come anticipato ieri dal presidente Gianfranco Fini, potrebbe portare con sé importanti modifiche: “Sono certo che gli interventi saranno di ausilio e conforto alla Giunta che è convocata per domani – ha detto il leader di Fli – I capigruppo sanno che avevo comunicato nella riunione che il testo andrà in Aula la prossima settimana. Sono certo che domani (oggi per chi legge, ndr) la Giunta potrà valutare l’opportunità di ripristinare il testo iniziale”.

Maria Saporito