Brescia: niente scuolabus per i bambini rom, a piedi sulla tangenziale

Brescia – Il fatto riportato dal quotidiano l’Unità sulla situazione dei bambini rom a Brescia ha suscitato pareri contrastanti. Ai bambini è stato infatti vietato il servizio di scuolabus e saranno costretti ad andare a scuola attraversando la tangenziale. L’immagine che fa da sfondo all’articolo di Luigibna Venturelli ritrae un’ottantina di bambini in fila indiana sulla tangenziale che camminano per raggiungere la scuola.

 “Non si tratta di una storia di abbandono scolastico, ma della consapevole scelta di un’amministrazione comunale – quella della fu civilissima Brescia, retta da una coalizione Pdl-Lega – di negare ad un gruppo di bimbi rom e sinti il diritto all’istruzione scolastica. La sua attuazione è stata semplice: è bastato abolire il servizio di scuolabus che da molti anni accompagna in città gli alunni residenti nei campi di via Borgosatollo e di via Orzinuovi, estrema periferia sud, praticamente a ridosso dell’imbocco dell’autostrada, con la scusa del mancato pagamento del servizio da parte delle famiglie” scrive la giornalista.

I motivi –  Lega e Pdl sono d’accordo riguardo il provvedimento che colpisce i bambi rom. Il motivo è che i campi esistono dal 1993  e, poichè il servizio finora non è mai stato pagato, il Comune ha deciso di pretendere il saldo dell’intera somma dovuta che ammonta a 75mila euro. Solo dopo il pagamento della somma verrà riattivato il servizio.

Accesso negato agli asili –  Il vicesindaco della lega Fabio Rolfi ha affermato: “Vadano a piedi come fanno molti altri bambini della loro età”, anche se non tiene in considerazione che non solo i campi nomadi sono molto lontani dalle scuole, ma la strada che i bambini devono attraversare è molto pericolosa. A questa decisione sono stati poi aggiunti altri provvedimenti come negare l’accesso scolastico agli alunni rom e sinti di asili, elementari e medie. “Per l’amministrazione, insomma, sono essenziali i 6 euro al giorno dei bimbi rom (una tariffa, peraltro, aumentata del 30% nell’ultimo anno), nonostante pochi mesi fa abbia regalato con estrema leggerezza 500mila euro agli organizzatori della passata mostra su Matisse il cui numero di visitatori è stato dolosamente gonfiato (la procura di Brescia ha aperto un’inchiesta)” conclude la giornalista dell’Unità.

 

Michela Santini