Libera informazione: Sallusti rischia il carcere

La notizia è stata data ieri da Vittorio Feltri, che in un accorato editoriale ha scritto: “Stanno per arrestare il direttore del Giornale”. Questa la vicenda: Alessandro Sallusti è stato direttore di Libero fino al 2008. Nel 2007 appare sul quotidiano un articolo che esprime giudizi impietosi su un magistrato, che (fortemente risentito) presenta la denuncia per diffamazione contro la testata. Il procedimento si conclude con una condanna in primo grado a 5 mila euro di pena pecuniaria, corrisposti da Sallusti in veste di direttore responsabile. Ma la situazione rischia di precipitare in appello perché per il noto giornalista potrebbero aprirsi le porte del carcere.

Il rischio di Sallusti – L’articolo che ha fatto arrabbiare il magistrato non è stato neanche scritto dall’allora direttore di Libero, ma recando in calce uno pseudonimo (ossia l’autore ha preferito nascondersi dietro una sigla), a doverne rispondere è stato Alessandro Sallusti. La sua posizione potrebbe ora complicarsi oltremodo perché per lui in appello sono stati chiesti 14 mesi di reclusione senza condizionale. Mercoledì 26 settembre, la Cassazione dovrà esaminare il caso, ma senza entrare nel merito del verdetto. In pratica alla Corte verrà chiesto di verificare semplicemente la regolarità formale del giudizio emesso in primo grado, che – se dovesse essere confermata – manderebbe Sallusti in prigione.

La reazione di Fnsi e Odg – Uno scenario considerato inaccettabile dalla Fnsi (Federazione nazionale della stampa italiana) e dall’Ordine dei giornalisti“E’ inaccettabilehanno scritto in una nota congiunta – che un giornalista per fare il suo lavoro e per le sue opinioni rischi la galera. Non è da Paese civile. Succede solo in Italia e questa è una delle ragioni principali per cui – continua il comunicato – siamo così in basso nelle graduatorie mondiali sulla libertà di stampa. La condanna al carcere, senza condizionale, per il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti, è mostruosa e non può essere accettata come atto di giustizia giusta, ancorché – concludono Fnsi e Odg – dovesse risultare coerente con il codice penale italiano”.

Maria Saporito