Bagnasco bacchetta la politica: Malaffare inaccettabile

L’intervento scandito ieri dal presidente della Cei, Angelo Bagnasco, al Consiglio episcopale permanente ha ripetutamente preso di mira la classe dirigente italiana. Alla luce degli scandali che hanno investito la Regione Lazio, il porporato ha denunciato il montante malaffare invitando la politica a centrare le riforme necessarie a far ripartire il Paese. Una presa di posizione muscolare che, secondo molti, ha spinto i centristi di Pier Ferdinando Casini a “staccare la spina” alla giunta di Renata Polverini.

Indignazione crescente – “Dispiace molto che anche dalle Regioni stia emergendo un reticolo di corruttele e di scandali che inducono a pensare che il sospirato decentramento dello Stato in non pochi casi coincide con una zavorra inaccettabile”. E’ quanto ha detto ieri il cardinale Angelo Bagnasco intervenendo nel dibattito sugli scandali che hanno travolto la Regione Lazio e che minacciano di creare grandi “sconquassi” anche a livello nazionale. “Il fatto che l’immoralità e il malaffare siano al centro come in periferia – ha precisato il numero uno della Cei – non è una consolazione, ma un motivo di rafforzata indignazione, che la classe politica continua a sottovalutare. Ed è motivo di disagio e di rabbia per gli onesti”.

No a spese incontrollate – “Si parla di austerità e di tagli – ha continuato nel suo intervento il porporato – eppure continuamente si scopre che ovunque si annidano cespiti di spesa assurdi e incontrollati. Bisogna certo che gli stessi cittadini, che pure oggi sono così scossi, insieme al diritto di scelta dei propri governanti esercitino un più penetrante discernimento, per non cadere in tranelli mortificanti la stessa democrazia”. E a proposito del governo tecnico: “In una congiuntura particolarmente acuta – ha notato Bagnasco – la classe politica ha ritenuto proprio dovere fare un passo indietro rispetto alla conduzione del governo del Paese”. 

Preoccupato per i giovani – “Ora è chiaro interesse di tutti che il governo votato dal Parlamento adempia ai propri compiti urgenti – ha continuato il porporato – e metta il Paese al riparo definitivo da capitolazioni umilianti e altamente rischiose. Nel frattempo la politica deve riempire operosamente la scena, arrivando a riforme tanto importanti quanto attese”. Un invito all’attivismo considerato ormai improcrastinabile. “I giovani e il loro magro presente sono il nostro maggiore assillo – ha spiegato il presidente della Cei – Il precariato indica chiaramente una fragilità sociale, ma sta diventando una malattia dell’anima. La disoccupazione o inoccupazione sono gli approdi da una parte più aborriti, e dall’altra – ha concluso Bagnasco – quelli a cui ci si adatta pigramente, con il rischio di non sperare, di non cercare, di non tentare più”.

Maria Saporito