Dopo “Gomorra”, Matteo Garrone torna con “Reality”: la recensione in anteprima

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:11

Il ritorno di Garrone – Luciano è un pescivendolo napoletano che per integrare i suoi guadagni si arrangia facendo piccole truffe insieme alla moglie Maria. Grazie a una naturale simpatia, Luciano non perde occasione per esibirsi davanti ai clienti della pescheria e ai numerosi parenti. Un giorno, spinto dai familiari, partecipa a un provino per entrare nella casa del Grande Fratello. Da quel momento la sua percezione della realtà non sarà più la stessa. In sintesi è questa la trama di “Reality”, il nuovo film di Matteo Garrone, che – messo alle spalle il successo di pubblico e critica di “Gomorra” – torna nelle sale italiane dal 28 settembre, con 350 copie all’attivo.

 

Una favola sbilenca – Reality prende spunto da una storia vera, ma questo è solo il punto di partenza. Tra carrozze, cavalli e finti cortigiani, Garrone lo rende chiaro sin dalla prima, lunga sequenza: quella che stiamo per vedere è una favola. Una favola moderna e, in quanto tale, necessariamente sbilenca. Di più, siamo di fronte ad un’anti-favola, nella quale l’eroe non acquisisce consapevolezza di sé e del mondo, ma al contrario la perde totalmente man mano che la storia procede; una parabola, quella di Luciano, che racconta l’inesorabile discesa nell’abisso di chi, abbracciando il “Reality”, abbandona la realtà. Chiamiamola commedia, allora, quella di Garrone (questa, almeno, la sua intenzione dichiarata), ma l’espressione va presa con le pinze: è umorismo pirandelliano, un amaro sentimento del contrario in cui la risata e l’umana pietà verso il protagonista vanno di pari passo. E man mano che il film scorre, si fa sentire l’acredine tipica della grande “Commedia all’italiana” (modelli dichiarati del regista: Monicelli, Eduardo De Filippo, il De Sica di “Matrimonio all’italiana”, il Visconti di “Bellissima”).

 

Garrone, auteur italiano – Un film che si può dividere in due, “Reality”. Ad una prima parte più dinamica e divertente fa da contraltare una seconda parte più riflessiva, un viaggio profondo nella psiche di un uomo distrutto dalle luci della ribalta, da quelli abbagli di successo che lo stesso Garrone ha definito “i paradisi artificiali della società consumistica”. È in quest’ultimo frangente, però, che viene fuori una certa prolissità, un’indulgenza su dettagli non necessari che sembra essere stavolta l’unico (lieve) difetto imputabile a Garrone. Ad ogni modo, il tocco dell’auteur c’è, e si vede. Fregandosene degli stilemi del genere (ma si può poi parlare di genere per un film così?) il regista romano adotta lunghe sequenze con camera a mano, mantenendo un filo di tensione costante per gli spettatori (inusuale in una commedia), e mettendo a dura prova i suoi interpreti. Interpreti che, dal canto loro, sono uno dei punti di forza del film, un iceberg inattaccabile di armonia recitativa che vede in Aniello Arena (ergastolano tuttora detenuto nel carcere di Volterra, scopertosi interprete grazie alla Compagnia della Fortezza) la sua punta più alta, ma che ha le sue fondamenta in una compagine di ottimi attori dalla solida formazione teatrale.

 

Un film sul pubblico – Garrone è regista che sa bene cosa vuole e come ottenerlo, e si vede: in “Reality” tutto (incluse le ottime musiche di Alexandre Desplat) converge coerentemente nel racconto (semi)incantato di un disincanto e della follia di un’illusione che – una volta tanto – è peggiore della realtà. “Reality”, però, non è una facile critica al piccolo schermo e al sogno dei 15 minuti di celebrità: come sottolineato in conferenza stampa dagli sceneggiatori, a ben vedere il film non parla della televisione ma del pubblico. Ed è proprio questo sostanziale dettaglio che fa la differenza, rendendo il messaggio della pellicola ontologico, universale, comprensibile al pubblico di ogni latitudine. Al Festival di Cannes se ne sono accorti e hanno riconosciuto al film il prestigioso Gran Premio della Giuria. Speriamo che anche il pubblico nostrano sia altrettanto arguto e lungimirante, e premi uno dei film italiani più coraggiosi e ben riusciti degli ultimi anni.

Voto: 8,5