Spagna: la notte degli Indignados. La Catalogna vuole andarsene

Ieri svariate migliaia di Indignados, coordinati nel movimento 25-s, hanno circondato il Parlamento spagnolo. La protesta, confluita a Madrid da tutta la Spagna, è continuata anche durante la notte. Il bilancio, alla fine, è stato di 64 persone ferite tra forze dell’ordine e manifestanti. Tra questi ultimi 35 sono stati arrestati. Si sono infatti verificati diversi scontri con la polizia, pur rimanendo nell’insieme una protesta pacifica. Ma la tensione, data l’altissima concentrazione del numero di persone unita ai motivi delle rimostranze, non poteva fare altro che raggiungere livelli preoccupanti  e gli agenti schierati a difesa della sede istituzionale sono stati costretti a contenere, anche con la forza.

Una sede dichiarata dagli indignados sotto “sequestro della Troika e dei mercati finanziari,  in collaborazione con la maggioranza dei partiti politici”. A chiedere le dimissioni del governo erano almeno 10.000, al grido di “Non ci rappresentano (no nos rapresentan)”. I tagli del governo spagnolo hanno colpito un po’ tutti. Stipendi, pensioni, tredicesime, aiuti sociali, necessari in un paese dove la disoccupazione si è attestata al 25% ormai da diversi mesi. Un futuro intravisto come  nero da chi ieri ha manifestato, pensando ai propri figli. Uno scenario sociale sentito anche in Italia, pur in tono minore, nonostante una crisi che ha costretto alla chiusura decine di migliaia di aziende. Sui possibili disagi nel Belpaese, a richiamare più volte l’attenzione è stato il ministro Cancellieri, che ha segnalato a più riprese come una consistente disoccupazione possa potenzialmente trasformarsi in un “problema di ordine pubblico”.

In Spagna il debito è salito di 50 miliardi di euro dall’inizio del 2012 ad adesso, poco meno di nove mesi quindi. Il Governo Rajoy, che ha chiesto aiuti e valuta l’ipotesi di chiederne ancora, ha anche un altro problema, non certo trascurabile. La volontà della Catalogna di auotdeterminarsi, sostanzialmente di andarsene dalla Spagna. Il 25 novembre ci saranno le elezioni anticipate, il risultato delle quale, secondo gli ultimi sondaggi, sarà un sì, senza se e e senza ma. Ma nemmeno le condizioni di salute della Catalogna sono buone. La attanaglia infatti, un debito da 44 miliardi di euro. A decidere le elezioni che indicheranno la secessione o meno della Catalogna è stato il presidente della Regione (a statuto autonomo) Artur Mas. Salterebbe quindi il “Pacto Fiscal” stipulato con il governo centrale.

A.S.