The Apprentice: le perle di Flavio Briatore che non ti aspetti

The Apprentice: “Siete dieci capre, ma nemmeno dieci capre, perché almeno le capre fanno latte e formaggio (a voler puntualizzare i quadrupedi in questione non producono formaggio già confezionato ma è il concetto che conta, n.d.r.), voi siete dieci caproni che non servono a nulla.” Questa una delle perle innumerevoli che il Boss Briatore sta elargendo nel programma targato Sky The Apprentice.
Le regole sono semplici, una manciata di imprenditori e imprenditrici più o meno realizzati con velleità da self made man, affrontano svariate prove al fine di mostrare le proprie qualità di strateghi del marketing e della comunicazione. Il tutto avviene sotto l’occhio vigile e concreto del simbolo italico del selfelpismo ovvero Flavio nostro.

Osservare questo programma è sociologicamente istruttivo, questo è innegabile. Se qualcuno trovava insopportabile la boria ed i modi bruschi di Briatore dovrà, inevitabilmente, deporre le armi in quanto, nonostante tutti i nonostante (che non sono pochi), il boss ne esce come un esempio di professionalità, serietà e, tenetevi forte: assoluta sobrietà. Al cospetto della spocchia ridicola dei concorrenti e del loro reiterato “parlarsi addosso” Briatore ne esce come il savio raisonneur della letteratura tanto cara a Dumas figlio. Nel trionfo dell’incompetenze e della tamarraggine più spietata di quegli apprendisti che, probabilmente, fomentano quel tristissimo quanto imbarazzante fenomeno di disagiati che si recano in Costa Smeralda spendendo le proprie serate con il nasino all’insù e l’occhio languido osservando, con una granita in mano pagata 18 euro come minimo, gli yacht dei vari magnati ormeggiati, Briatore ne esce come un fustigatore del malcostume italico, le sue parole al vetriolo interpretano, a gran sorpresa, il comune sentire.

Poche regole ma, indiscutibilmente, inattaccabili: vestirsi in maniera adeguata in virtù del ruolo e della mansione ricoperta, rispettare la gente che lavora davvero ( memorabile la sua sfuriata in difesa, giustamente, dei pescatori che vendono il pesce alla quattro di mattina presso il mercato ittico milanese trattati come gioppini dai concorrenti in vena di giocare a fare “il grande imprenditore) e, come si suol dire, abbassare la testa e lavorare.
Povera, tragica Italia, anzi povera tragica new generation, se agli imprenditori del futuro servono le lezioni di umiltà e morigeratezza del re del Billionare. Abbiamo scoperto una delle nuove piaghe sociali del Paese ovvero l’esercito di emuli privi di talento dei grandi imprenditori; insomma “quelli che se la credono” ma quando li metti a gestire un progetto di media difficoltà vanno nel panico perché gli si inceppa la diapositiva mentale.

Quindi Flavio, inaspettatamente, grazie per quel braccio alzato e quel “sei fuori detto in modo così deciso e ruspante a tutti gli aspiranti ruffiani di corte del quale nessuno sentiva la necessità. Ci piacciono pure le parolacce e le stilettate al vetriolo perché, innegabilmente, non si potrebbe proprio fare altrimenti. Peccato per la scelta dei concorrenti: ce n’erano di giovani fuoriclasse a cui offrire il famigerato stipendio a sei zeri che sarà il premio per il vincitore di questo curioso talent.