Perchè l’ora di religione dovrebbe essere obbligatoria

La docente, storica e giornalista Lucetta Scaraffia, ha rilasciato un’intervista al Messaggero in cui spiega perché l’ora di religione dovrebbe essere obbligatoria: “Innanzi tutto, infatti, gli studenti italiani dovrebbero conoscere la religione cristiana e la Bibbia, anche per sole ragioni culturali, per capire, cioè, i soggetti delle opere conservate nei nostri musei e gran parte della letteratura, e più complessivamente il retaggio su cui è costruita la nostra civiltà. Poi, ovviamente, sarebbe bene che anche gli studenti stranieri, proprio perché vivono in Italia e speriamo diventino presto cittadini italiani, devono avere la stessa preparazione. La conoscenza del Corano o di altre religioni, sicuramente interessante e utile, viene quindi dopo nell’elenco delle priorità. Maho detto dovrebbero conoscere, perché questo non avviene: lo vedo nelle molte centinaia di studenti che in questi anni di insegnamento di storia alla Sapienza sono venuti a frequentare le mie lezioni. Il minimo accenno a qualche concetto cristiano, anche elementare – per esempio, anche solo un’allusione alla parabola del Figliuol prodigo – si scontra con sguardi vuoti: nessuno sembra averne mai sentito parlare, tranne una striminzita minoranza.”

 “Come mai questa ignoranza se i dati parlano di un’adesione all’ora di religione dell’80 – alcuni dicono del 90 – per cento degli iscritti?, si domanda la Scaraffia. La risposta è facile: perché è un’ora facoltativa. Inoltre, specie nelle classi superiori, dal momento che quasi nessun preside organizza corsi alternativi per i dispensati dalla frequenza, le lezioni di religione vengono messe come prima o ultima ora della mattinata: un chiaro invito alla fuga anche per coloro che sono iscritti. Tanto non c’è il voto, è facoltativa.”

 E conclude dicendo : “So benissimo che toccare il tasto dell’obbligatorietà dell’ora di religione significa mettere in discussione tutti gli equilibri: non si potrebbe più lasciare alla Chiesa il controllo degli insegnanti, bisognerebbe riaprire la questione alla radice, rivedere l’accordo. Ma penso che ne varrebbe la pena se anche solo metà dei ragazzi italiani uscisse dalle scuole con una conoscenza, anche superficiale, di Gesù e delle sue parole. Almeno non si muoverebbero come alieni nel mondo in cui vivono, almeno non crederebbero a chi dice che l’Europa non poggia su radici cristiane. Almeno capirebbero Dante e Manzoni, la cappella Sistina e il Requiem di Verdi, e forse potrebbe perfino venir loro voglia di saperne di più.”

 Michela Santini