Regioni al governo: Subito un decreto su tagli alla politica

Investite dagli scandali che minacciano di rendere irrecuperabile la distanza con i cittadini, le istituzioni tentano il tutto per tutto. A mobilitarsi ieri sono state le Regioni che, nel corso di un incontro che si è svolto a Roma, hanno chiesto al governo di adottare un provvedimento urgente volto a ridimensionare i costi del loro funzionamento.

La mossa delle Regioni – Meno consiglieri regionali (in tutta Italia ne dovrebbero sparire 300), più trasparenza e più controllo: sono questi i tre assi su cui si incardina il testo formulato ieri dalle Regioni nel corso della riunione convocata a Palazzo Chigi. Il recente scandalo laziale ha costretto gli amministratori a fare i conti con una situazione diventata ormai ingestibile, che impone interventi tempestivi. Da qui l’idea di proporre iniziative efficaci, tese a razionalizzare i costi. Il testo – presentato ieri al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà – prevede la riduzione di circa 300 consiglieri regionali in tutta Italia, la riformulazione delle indennità destinate alle Regioni e la conseguente omologazione delle risorse a loro erogate (così da abolire le differenze, anche significative, tra un territorio e l’altro).

Meno soldi più controllo – Non solo: il documento elaborato dai governatori contempla la necessità di ricorrere a strumenti di controllo più stringenti (da parte della Corte dei conti) e l’opportunità di garantire la trasparenza attraverso la pubblicazione on line delle spese e dei bilanci dei vari gruppi consiliari, senza considerare l’inasprimento delle sanzioni previste per le Regioni che non rispetteranno i nuovi accordi, che verranno “punite” con la riduzione dei fondi a loro destinati. E sottolineando i caratteri dell’urgenza, le Regioni hanno chiesto al governo di intervenire tempestivamente per decreto. “Si tratta di misure giuste e necessarie che dovranno essere contenute in un decreto legge e che verranno adottate sia nelle Regioni a Statuto ordinario che in quelle a Statuto speciale”, ha precisato il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, uscendo ieri da Palazzo Chigi.

Maria Saporito