Yara: il dna sul corpo è dell’assassino

Secondo il responso degli accertamenti effettuati dagli agenti della Polizia scientifica di Roma sulle tracce rilevate nel corso dell’autopsia sul corpo di Yara Gambirasio, il Dna rilevato non sarebbe stato contaminato e apparterrebbe quindi al suo assassino. I dubbi sulla contaminazione del Dna erano stati espressi dai legali della famiglia della giovane, trovata tre mesi dopo la sua scomparsa.

Quindi la polizia scientifica aveva effettuato ulteriori accertamenti, predisposti dal gip, rilevando che non c’era stato nessun inquinamento delle tracce presenti sul corpo della tredicenne. C’era grande attesa a Bergamo per l’arrivo dei risultati, il mancato arrivo dei quali aveva comportato il secondo rinvio dell’udienza per la richiesta di archiviazione presentata dai legali di Mohammed Fikri, il muratore marocchino fermato all’inizio dell’inchiesta.

L’uomo era stato scarcerato perché a suo carico mancavano gli indizi di colpevolezza, ora, alla luce dei nuovi elementi, si sta pensando di tradurre nuovamente la famosa frase pronunciata da lui subito dopo la scomparsa, sulla quale cui ci sono sempre state versioni contrastanti. Fikri in quel periodo lavorava nel quartiere di Mapello, dove i cani molecolari avevano fiutato segni del passaggio di Yara, e la sua frase, che alcuni avevano tradotto con “L’hanno uccisa davanti al cancello”, aveva sollevato molti sospetti relativi al fatto che potesse conoscere l’assassino della giovane. Le versioni differenti date della traduzione avevano però lasciato molti dubbi e l’impossibilità quindi di archiviare in modo definitivo la sua posizione. Secondo quanto scrive L’eco di Bergamo, il gip non aveva accolto la richiesta avanzata dal legale di Fikr, proprio perché gli avvocati della famiglia di Yara avevano sollevato i dubbi sull’integrità di quel Dna che, a questo punto, sarebberio chiariti. L’udienza è stata rinviata al 4 ottobre.

Marta Lock