Lettera Lavitola a Berlusconi: i favori e le promesse tradite

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Tra gli atti al vaglio dei magistrati di Napoli che stanno indagando sulla presunta estorsione – da parte di Valter Lavitola – ai danni di Silvio Berlusconi, spunta anche una lettera mai recapitata al Cavaliere. Una missiva dal contenuto esplosivo, in cui l’ex direttore dell’Avanti elenca i tanti “favori” fatti all’ex premier per garantire la sua “governabilità”. Una lista nutrita, corredata da una sequela di promesse disilluse da Berlusconi, che spingono il faccendiere a scrivergli per reclamare l’aiuto dovuto.

I conti di Montecarlo – Il testo della clamorosa lettera vergata da Valter Lavitola è stato rinvenuto nel computer di Carmelo Pintabona, il politico indagato (insieme a Lavitola) per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. La lettera, datata 13 dicembre 2011, non sarebbe mai giunta all’ex presidente del Consiglio, ma contiene informazioni esplosive che verranno passate al vaglio dei magistrati che dovranno appurarne la veridicità. In un passaggio, il faccendiere fa esplicito riferimento all’affaire Montecarlo: “Ho ricevuto 400/500 mila euro (non ricordo) di rimborso spese per la ‘Casa di Montecarlo’scrive l’ex direttore dell’Avanti – dove io ce ne ho messi almeno altri 100 mila. Martinelli ha contribuito con 150 mila euro, oltre che con il volo privato da Panama a Roma (circa 300 mila euro), quando Le portai i documenti originali di Santa Lucia (circa 300 mila)”.

Tutti i servizi di Valter – Una rendicontazione precisa, tesa a rivendicare i tanti “servizi” che Lavitola sostiene di aver fatto a beneficio di Silvio Berlusconi. E di cui fornisce una lista nutrita: “Sono stato io a convincerLa a tentare di comprare i senatori necessari a far cadere Prodi“, annota il faccendiere. E ancora: “Lei era in debito per aver io ‘comprato’ De Gregorio, tenuto fuori dalla votazione cruciale Pallaro – aggiunge – per aver fatto pervenire a Mastella le notizie della Procura di Santa Maria Capua Vetere, da dove erano arrivate le pressioni per il vergognoso arresto della moglie, e per avere ‘lavorato’ Dini“.

Promesse disilluse – Non basta: nella lettera Lavitola rivendica anche di essere stato lui a “salvare” l’ex numero uno della Protezione civile, Guido Bertolaso, dai guai giudiziari, così come fatto con Agostino Saccà e il pidiellino Nicola Cosentino. Avrebbe inoltre coperto le prove “sull’acquisto dei senatori” e si sarebbe personalmente adoperato  per evitare la diffusione di alcune foto compromettenti che ritraevano Berlusconi con Bassolino e alcuni mandanti della camorra“. Da parte sua il Cavaliere – precisa  l’ex direttore dell‘Avanti nella missiva – avrebbe “ripagato” tante cortesie con una serie di promesse tradite: “Lei mi ha promesso più volte di entrare al governoricorda il faccendiere –  persino mi chiamò dopo la nomina della Brambilla e con onestà mi disse che era dispiaciuto di non riuscire solo con me a mantenere la parola; di mandarmi al Parlamento europeo, alle precedenti presi da solo 54 mila preferenze; di entrare nel Cda della Rai“.

Richiesta d’aiuto – “Non c’è nulla di più pericoloso di un amico che si sente tradito, abbandonato, senza vie di uscite”, scrive in uno dei passaggi cruciali Valter Lavitola, che torna poi ad inanellare una serie di richieste all’ex premier, al quale chiede di trovare un lavoro alla moglie, alla sorella e ai giornalisti dell’Avanti rimasti senza impiego. “E’ la prima volta che Le chiedo un aiutoconclude il faccendiere – mi scusi l’ineleganza, che come sa normalmente non mi appartiene, mentre io per Lei non mi sono mai risparmiato. Ho digerito numerose e molte delusioni”. 

Maria Saporito

 

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Siciliana di origine, romana d'azione, scrivo da anni occupandomi principalmente di politica e cronaca. Ho svolto attività di ufficio stampa per alcune compagnie teatrali e mi muovo con curiosità nel mondo della comunicazione. Insegnante precaria, sto frequentando un corso per insegnare italiano agli stranieri.