Brescia: violentata perché rifiuta matrimonio combinato

Una ragazza pakistana è stata segregata in casa e stuprata per essersi rifiutata di sposare l’uomo scelto dai propri familiari. La famiglia risiede da molti anni in un piccolo centro sul lago di Garda, in provincia di Brescia, e la ragazza si era perfettamente adeguata allo stile di vita del nostro paese. Il padre aveva scelto, come da usi e costumi del Pakistan, di prometterla in sposa a un cugino, residente nel loro paese di origine.

La ragazza però aveva opposto un netto rifiuto, e, come punizione, era stata sottoposta a violenze psicologiche e fisiche dal padre, fino alla segregazione in casa e allo stupro per mano di uno dei suoi cugini, ovviamente approvato e deciso dal genitore della ragazza. La situazione sarebbe proseguita per molto tempo se la giovane non avesse trovato il coraggio di denunciare i soprusi: ora i due uomini i due uomini sono stati arrestati dai carabinieri della compagnia di Salò, e dovranno rispondere delle accuse di violenza sessuale aggravata e sequestro di persona in concorso.

E’ solo l’ultimo caso, in ordine di tempo, di una lunga scia di violenze, spesso sfociate in omicidio, alle quali sono sottoposte molte donne straniere che vivono nel nostro paese: a Sarezzo, nel 2006 Hina Saleem, una ventenne anche lei pakistana, fu uccisa dal padre perché fermamente decisa a vivere all’occidentale, con i jeans e senza velo; il 16 aprile del 2011 un’altra diciannovenne pakistana fu liberata dopo due settimane di segregazione da parte dei genitori che volevano farle cambiare idea con la forza riguardo al matrimonio combinato che lei rifiutava con il cugino residente in Pakistan; fino all’ultimo caso del 28 maggio scorso quando, in provincia di Piacenza, una donna indiana di 27 anni, incinta di tre mesi e madre di un bambino, è stata strangolata dal marito perché non portava il velo e vestiva all’occidentale.

Marta Lock