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Corruzione: Penati rinviato a giudizio

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La brutta notizia all’ex presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, è arrivata nel pomeriggio di ieri: i pm di Monza hanno chiesto per lui e altri 22 indagati il rinvio a giudizio. Corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti sono le accuse ipotizzate contro l’ex braccio destro di Pier Luigi Bersani, che durante la sua attività politica avrebbe intascato tangenti favorendo il lavoro di alcuni imprenditori edili. “Chiederò il rito abbreviato“, ha dichiarato ieri Penati, che è tornato a rimarcare la propria estraneità ai fatti contestati.

Al via il processo – Da indagato a imputato: la posizione dell’ex presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, è stata formalmente modificata ieri, quando i pm di Monza che da tempo si dedicano alle indagini sul cosiddetto “sistema Sesto” hanno ufficializzato la richiesta di rinvio a giudizio per lui e altre 22 persone. Dunque per il democratico che sfidò (senza successo) Roberto Formigoni alle ultime elezioni regionali inizierà un processo nel corso del quale sarà chiamato a difendersi dalle pesanti accuse formulate contro di lui: corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti.

Rito abbreviato – L’ex responsabile della segreteria politica di Pier Luigi Bersani, che è stato anche sindaco di Sesto San Giovanni, avrebbe – secondo la versione fornita dai suoi accusatori – intascato tangenti per la realizzazione di opere nelle aree Ercole Marelli e Falck di Sesto San Giovanni e per la gestione della società autostradale Milano-Serravalle“Ora potrò difendermi nel processo – ha commentato Penati – Lo farò con tutte le mie forze e con la determinazione di cui sono capace, perché sono certo della mia correttezza. Nella mia lunga attività amministrativa non c’è un solo atto contrario ai miei doveri d’ufficio. Voglio che si vada subito a processo – ha aggiunto l’ex sindaco di Sesto San Giovanni – per questo intendo chiedere il rito immediato“.

Sempre le stesse accuse – “Non ho mai ricevuto illecitamente denaro dagli imprenditori, né per me né per i partiti di cui ho fatto parte – ha continuato nella sua auto-difesa Penati – E non ho conti correnti all’estero. I risultati dell’inchiesta che mi riguarda confermano che non c’è traccia, nonostante si sia favoleggiato di decine di miliardi, di una sola lira o di un solo centesimo di euro che mi sia stato trasferito”.  “Dopo due anni di indagini non ci sono novità rilevanti rispetto alle ipotesi accusatorie iniziali – ha continuato l’ex braccio destro di Bersani – Contro di me, da oltre un anno, si riversano sempre le stesse accuse e si ricordano gli stessi fatti. Accuse e fatti, che risalgono a 12 anni fa, e che continuano a ruotare solo intorno alle dichiarazioni di due imprenditori, a loro volta indagati – ha precisato Penati – rilasciate per coprire passaggi di denaro tra loro poco trasparenti”.

Maria Saporito

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