Volontari in Croce Rossa: il caso di Villasanta

I volontari della Croce Rossa, praticamente per definizione, arrivano sempre, talvolta non c’è nemmeno bisogno di loro, ma se li chiami, loro arrivano comunque. Ogni settimana in tutta Italia salvano la vita a migliaia di persone. Nell’opinione pubblica sono da sempre sinonimo di presenza, sicurezza, competenza e organizzazione. La contropartita di quest’immagine così granitica è che in pochi si chiedono come facciano quei volontari a fare tutto ciò che fanno e con quante e quali difficoltà siano costretti a scontrarsi durante la loro attività. Il caso di Villasanta (Mb) è emblematico di come, a fronte di una situazione operativa non certo ottimale, la qualità del servizio, anche quello di emergenza, non venga minimamente influenzata dalla presenza di importanti problemi strutturali.

Le attività della Cri di Villasanta sono ospitate all’interno di una struttura sita in una zona industriale dismessa (che a breve verrà riqualificata) adiacente ad una linea ferroviaria decisamente trafficata . Lo stabile in cui i volontari operano è di proprietà di una famiglia di industriali che, avendo capito la situazione, permette loro di continuare a svolgere servizi fondamentali, ma non è certo colpa dei proprietari (né ovviamente dei volontari) se la suddetta struttura ben poco si adatta ad attività sanitarie di emergenza; non fosse altro che per il luogo in cui è ubicata (vedi foto).  Una stradina stretta che “sbuca” esattamente in corrispondenza della fine di una salita di un sottopassaggio a scorrimento veloce. Le auto, in quel punto, avrebbero l’obbligo di procedere molto più lentamente di quanto in realtà spesso facciano. L’ambulanza invece deve correre e la visibilità, sia per i volontari che per chi transita dal sottopassaggio, non è certo ottimale.

I problemi sono molteplici e per tentare di risolverli, dalla collaborazione tra  Nazionale Farmacisti e Nazionale Cantanti (contattata con l’aiuto di Bayer, che copre anche i costi dell’evento) è nata un’iniziativa piuttosto ambiziosa, quella di acquistare una nuova sede “che dovrebbe essere una struttura polifunzionale con ricovero mezzi, centrale operativa e  sala riunioni. “Giocare per un sogno”, l’incontro calcistico che si terrà il 13 ottobre prossimo a Seregno (Mb) tra Naz. Cantanti e Naz. Farmacisti, “è il  primo evento di un percorso – spiega Angela Calloni, presidente dell’associazione Nazionale Farmacisti onlus – che ha come scopo la sensibilizzazione dell’opinione”. Il biglietto per assistere alla partita  non costa più di una decina di euro, ma se si abita lontani dalla Brianza è possibile contribuire attraverso conto corrente bancario ( Iban IT 80 D 08619 34050 000000085042, B.C.C. Lesmo), indicando come oggetto “Giocare per un sogno”.

“Abbiamo deciso di sposare questa causa vedendo l’impegno che  questi ragazzi ci mettono per mettersi al servizio della comunità – ha continuato Calloni – e come tutti diano per scontata la loro presenza senza pensare minimamente alla condizione in cui vivono”.  Una situazione di cui si è venuti a conoscenza quasi per caso, partendo da una richiesta della Nazionale Farmacisti alla Cri di Villasanta, consistente in una “collaborazione per una raccolta fondi a favore di un disabile per l’acquisto di una carrozzina”. A farci fare un giro ed illustrarci le suddette “condizioni” della sede è Enrico Ivaldi; lui è arrivato nel 1998, e da quell’anno la Cri di Villasanta di strada ne ha fatta molta, non solo con le ambulanze.

Dalla nostra visita è emerso come la struttura sia davvero molto angusta, tenuta bene sì, ordinata pure, ma troppo piccola. Nella stanza in cui i volontari “riposano” in attesa di qualche chiamata, i letti (a castello) sono così vicini che saltando giù anche solo a due a due si rischia  seriamente di farsi del male, sbattendo magari su spigoli o sporgenze. Nella sala riunioni, autoarredata senza dubbio con criterio, la situazione non è molto differente: ci si passa ad uno ad uno e la fretta è cattiva consigliera se non ci si vuole ritrovare con qualche livido indesiderato.

Eppure, dall’unico  mezzo a disposizione nel 1998, si è giunti a non sapere più come mettere al riparo le autovetture di soccorso; alcune infatti rimangono necessariamente all’aperto, estate ed inverno, con tanto di aggravio dei costi di manutenzione ordinaria e straordianria e quindi del bilancio generale. “Il Comune di Villasanta ci aiuta come può – spiega Ivaldi – ma le ambulanze costano e quel contributo a me basta appena per coprire le spese assicurative”.  E ancora “noi ci manteniamo con i servizi (di emergenza, standard o di presidio ad eventi e manifestazioni, Nda), che hanno tariffe prestabilite ma, a parte la concorrenza dei privati (ugualmente formati, ma con la possibilità di sfruttare maggiormente logiche aziendali, Nda), un’ambulanza deve essere sempre perfetta e questo ha un costo sia economico che in termini di lavoro realmente difficile da sostenere”.

Volendo poi aggiungere dettagli non trascurabili, non si può certo dire che gli operatori di Villasanta se ne stiano con le mani in mano. Che dire ad esempio delle piccole auto giocattolo “trasformate” in mini-Jeep elettriche della Croce Rossa per fare corsi di educazione stradale ai bambini? Insomma, le idee ci sono, la volontà pure e non manca nemmeno chi aiuta, anche se, conclude Calloni , “è un periodo veramente difficile ed, onostamente, pensavo ad una risposta decisamente più partecipe all’ inziativa. Ma dato che noi ci crediamo speriamo di riuscire a trasmettere lo stesso entusiamo”.

Angelo Sanna