Pdl: da Gasparri alla Gelmini un manifesto per il bene della Nazione

Nei giorni convulsi segnati da annunci allarmistici (che spingono a credere che l’avventura del partito sia giunta al capolinea), alcuni esponenti del Pdl hanno sentito il bisogno di mettere giù un “Manifesto per il bene comune della Nazione”. Un documento – scandito in 4 punti – orientato a fornire la bussola in tempi di forte spaesamento valoriale e politico. A firmarlo sono stati Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliariello, Maurizio Sacconi, Gianni Alemanno, Roberto Formigoni e Maria Stella Gelmini.

Tradizione e cambiamento – “Questo manifesto di intenti si propone di contribuire alla rielaborazione delle idee liberali e comunitarie, per declinare alla luce delle sfide del presente e del futuro i valori della nostra tradizione nazionale. Solo dai conservatori delle cose buone, infatti, può venire un’autentica spinta al cambiamento e alla modernizzazione”. Così sta scritto nella presentazione del documento stilato dai neo-conservatori del Pdl per fornire la loro ricetta alla crisi del momento attuale.

A presidio della famiglia – Promotori dell’inedia iniziativa una “cordata” di amministratori e parlamentari, animati dal credo religioso e dalla convinzione che si debba operare a difesa della collettività, della famiglia e della vita“A fronte di una tendenza nichilistica al declino – si legge ancora nel Manifesto – è la promozione della centralità della persona e del valore della vita, dal concepimento alla morte naturale, il presupposto per lo sviluppo della società, per la sua vitalità economica e demografica, che si nutre della difesa della famiglia naturale, del principio di sussidiarietà, della libertà delle scelte educative”.

Le scelte da fare – “La cessione di sovranità nazionale all’Unione nelle materie della moneta, della spada e della feluca – hanno scritto i neo-con parlando del contesto comunitario – si deve accompagnare non solo con la concreta adozione di strumenti comuni di sicurezza, ma soprattutto con una visione geopolitica condivisa delle relazioni strategiche con l’Europa dell’Est, con il bacino mediterraneo e con la dimensione transatlantica, che impediscano al continente di circoscrivere la propria traiettoria di sviluppo verso il Baltico”. Non solo: “L’Italia può e deve recuperare sovranità abbattendo il suo debitohanno messo nero su bianco i pidiellini – attraverso la valorizzazione finanziaria del suo patrimonio pubblico mobiliare e immobiliare. Ne deriverebbe una minore dipendenza dall’esterno e l’avvio di un significativo contenimento della pressione fiscale”.

Riforme irrinunciabili – Quanto alla necessità di avviare cambiamenti istituzionali, i firmatari del Manifesto non hanno dubbi: “L’elezione diretta del presidente della Repubblicahanno evidenziato – rappresenta l’unica innovazione in grado di garantire unità della Nazione, oggettivazione del fattore carismatico, autorevolezza nelle sedi delle decisioni sovranazionali, autonomia e responsabilità dei territori, e un viatico per la faticosa conciliazione della questione settentrionale con quella meridionale. Ma prima ancora, – hanno precisato i neo-con del Pdl – vi è una riforma decisiva per il superamento della fragilità politico-istituzionale del nostro Paese: la riforma della giustizia e del suo rapporto con la politica, in assenza della quale nessun governo sarà mai pienamente legittimato a operare per il bene del Paese”.

Maria Saporito