Legge Stabilità: Irpef ridotta, l’Iva aumenta di un punto

“La riunione è terminata alle ore 02.15”: è quanto si legge in calce al comunicato stampa diramato da Palazzo Chigi a conclusione del Consiglio dei ministri di ieri. Una maratona (conclusasi nel cuore della notte) per definire i punti salienti della legge di Stabilità con cui il governo ha tentato di razionalizzare nuovi capitoli di spesa, alleggerire il carico tributario e ri-regolamentare il rapporto tra Stato e Regioni. Tra le novità più importanti: la riduzione dell’Irpef per le classi sociali più deboli e il contenimento dell’aumento dell‘Iva.

Il pareggio di bilancio – “La Legge di stabilità per il 2013-2015 consente, come previsto dagli impegni assunti in Europa, di conseguire il pareggio di bilancio in termini strutturali nel 2013″. Il Cdm che si è riunito ieri a Pazzo Chigi ha deliberato che le misure contemplate nella manovra consentiranno all’Italia di mantenere gli impegni presi in Europa. In che modo? Puntando sulla riduzione degli sprechi (spending review) e su un’organizzazione istituzionale più efficiente, volta a scongiurare nuovi casi di malaffare che finiscono per gravare sulle casse dello Stato.

Irpef giù – Tra le novità più “popolari”: l’aumento di un punto dell’Iva a partire dal prossimo mese di giugno (il precedente provvedimento prevedeva un incremento di 2 punti percentuale) e la riduzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. “La legge di stabilità – si legge nel comunicato ufficiale – introduce una riduzione di un punto percentuale (da 23 a 22 punti e da 27 a 26) dell’aliquota Irpef sui primi due scaglioni di reddito (da 0 a 15 mila euro e da 15 mila a 28 mila euro)”. 

Risparmi e controllo – Quanto alla spending review“Le voci di spesa su cui interviene il provvedimento allo scopo di ridurne gli eccessi – precisa ancora la nota – sono: la reingegnerizzazione della rete di illuminazione pubblica; gli acquisti di beni e servizi non sanitari; il trasporto pubblico locale; le università; le consulenze per l’informatica (in pratica la digitalizzazione della Pa, ndr); gli affitti e la gestione degli immobili dello Stato”.  Non solo: la legge varata ieri dal governo prevede anche controlli più stringenti sui bilanci degli enti locali.

Più poteri allo Stato – Novità anche sul fronte federalismo, con una “regolamentazione dei rapporti fra lo Stato e le Regioni”. Come precisato nella nota, infatti, rientreranno nel campo della legislazione esclusiva dello Stato: “il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, le grandi reti di trasporto e di navigazione, la disciplina dell’istruzione, il commercio con l’estero, la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia”. Non basta: anche sulla “disciplina giuridica del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche” e sulla “disciplina generale degli enti locali”, lo Stato centrale sarà l’unica istituzione autorizzata a dire l’ultima parola.

Maria Saporito