Il ministro Severino: “Stiamo vivendo una seconda Tangentopoli”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:18

Paola Severino, Tangentopoli – Intervistata da Sky Tg 24, il ministro della Giustizia Paola Severino ha usato le seguenti parole per descrivere l’attuale situazione politica italiana: “questa è una seconda Tangentopoli, mi sembra inevitabile dirlo. La quantità di casi che stiamo verificando e che sono sotto i nostri occhi lo rende evidente“. Ma c’è dell’altro, secondo il Guardasigilli la situazione di oggi è più grave di quella del 1992: “si tratta di una serie di casi estremamente gravi ed estremamente diffusi di corruzione che si innestano in un quadro di grande debolezza politica e in un quadro anche di grandi bisogni del Paese, che rendono estremamente più gravi questi episodi. Lucrare illecitamente sul denaro pubblico rappresenta cosa sempre estremamente grave, ma lucrare mentre si stanno chiedendo sacrifici ai cittadini è cosa ancor più grave“.

Una seconda Tangentopoli – Un quadro sconfortante quello descritto dal ministro che ribadisce con forza la volontàdi attuare il ddl anti-corruzione: “questa è una legge completa che mira a prevenire la corruzione e a colpirla con sanzioni efficaci”. Entro 30 giorni dall’approvazione del decreto, precisa la Severino, il governo stabilirà la norma che impedisce a soggetti condannati in via definitiva di candidarsi: un importante passo avanti nella lotta alla corruzione: “ciò impedisce l’ingresso di quelli che potrebbero portare dentro un virus, che poi potrebbe diffondersi“. Al ministro infine è stato domandato se i provveddimenti presi per Fiorito (il governo gli ha tolto stipendio, indennità e vitalizio) possano essere applicati anche a Vincenzo Maruccio e Domenico Zambetti, rispettivamente capogruppo dell’Idv alla Regione Lazio e assessore alla Regione Lombardia: “I decreti non si fanno sulle persone, sono dei provvedimenti di carattere generale: abbiamo fatto un provvedimento ampio, che riguarda il tema delle Regioni e quindi riguarda tutti coloro che in ambito regionale, godevano di questi emolumenti e di queste indennità“, ha concluso il Guardasigilli.

R. A.

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