Crisi Pdl, Meloni: Cambiamo le regole e apriamo alle primarie

Sì all’allargamento democratico, no all’oligarchia; sì alle primarie, no alla cooptazione. Se volessimo ridurre a degli slogan le dichiarazioni rese ieri dall’ex ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, al Sole 24 Ore potremmo tranquillamente sintetizzarle nella frase indicata sopra. La pidiellina sta vivendo con grande apprensione la crisi interna al suo partito, rinnovando ogni giorno l’invito a voltare pagina. “Occorre cambiare le regole del gioco – ha spiegato al quotidiano economico – Serve un colpo di coda, uno scatto d’orgoglio”. 

L’esempio di Berlusconi – A destabilizzare ulteriormente il malfermo Pdl ci ha pensato, come noto, la vulcanica Daniela Santanché, che ha sparato a zero sui vertici del partito invitandoli a sgomberare il campo. La “rottamazione” ventilata dall’ex sottosegretario ha convinto solo in parte Giorgia Meloni“Che il Pdl abbia bisogno di ripartire da zero, è sotto gli occhi di tutti – ha ammesso l’ex ministro – Se ci facessimo un esame di coscienza, i nostri elettori apprezzerebbero. Berlusconi ha dichiarato di essere uscito di scena: anche qualcun altro nel partito dovrebbe seguire il suo esempio”.

Sì alle primarie – “Non basta sostituire una generazione con un’altra, gli anziani con i giovani – ha però precisato la pidiellina – Occorre cambiare le regole del gioco, cancellare l’attuale meccanismo di cooptazione che contraddistingue l’individuazione della classe dirigente dei movimenti politici. Serve un colpo di coda, uno scatto di orgoglio. Va ridato il potere ai cittadini, sia con la reintroduzione delle preferenze – ha spiegato l’ex An – sia con l’adozione dello strumento delle primarie per la scelta di tutti i candidati”.

Via i leccapiedi – Di più: “Occorre entrare nella Terza Repubblica – ha insistito Giorgia Meloni – Serve il 100% di democrazia, per contrastare la deriva oligarchica dei partiti: oggi tre o quattro persone si chiudono in una stanza e prendono decisioni che riguardano tutti gli italiani”. “Nel Pdl c’è molta gente che fa politica ancora in un certo modo – ha rincarato l’ex ministro della Gioventù – non è più il tempo dei portaborse e delle veline, è il tempo della competizione. Abbiamo bisogno di persone libere, capaci e radicate, non di leccapiedi”.