Emma: rapita e portata in Siria dal padre, non dimentichiamola

Il 19 dicembre del 2011 Emma viene affidata alle cure del padre, come tutti i week end, poiché, in fase di separazione dei genitori i giudici ne avevano disposto l’affidamento congiunto, ma quel pomeriggio quello stesso padre l’ha rapita e portata in Siria. Da quel momento è iniziato l’incubo di Alice, la madre. Le prime ore sono state segnate inizialmente dal panico di non riuscire a mettersi in contatto né con la piccola Emma, né con il padre, seguite dal terrore che potessero aver avuto un incidente o potesse essere loro successo qualcosa di molto grave. Alle forze dell’ordine le avevano risposto che avrebbe dovuto attendere 24 ore prima di denunciare la scomparsa.

Il giorno successivo riceve un messaggio da un numero siriano nel quale Mohammed Karat, suo ex marito e padre della piccola Emma, le diceva di aver portato con sé la bambina e che non l’avrebbe rivista mai più. Da lì in poi è stato un susseguirsi di iniziative legali, tentativi di contatto, seguiti da fallimenti dovuti alla protezione ricevuta dall’uomo da parte dei propri familiari e aggravatesi con la situazione politica della Siria, martoriata dalla guerra civile in corso che ha reso difficoltoso ogni contatto con le istituzioni. Un viaggio di Alice a Damasco, nel mese di gennaio scorso si è risolto con un nulla di fatto, tutte le iniziative dell’avvocato Luca Zita, che ha preso in mano il caso con una determinazione pari a quella di Alice, dall’istanza per il mandato di arresto internazionale, convenzione alla quale la Siria non aderisce a quella dell’Aja sulla sottrazione di minori, sono cadute nel vuoto.

Karat a luglio ha telefonato ad Alice chiedendo un riscatto di 300mila euro per liberare la figlia altrimenti avrebbe rimandato Emma in Italia all’interno di una bara bianca: minaccia che ha mandato la madre in uno stato di disperazione ancora più profondo. Alice, donna coraggiosa e determinata nonostante le circostanze – “se riuscissi a sapere dove la tengono nascosta andrei io, in mezzo ai bombardamenti, a riprendermi la mia bambina” sono state le prime parole che mi ha detto – lavora part-time in un’impresa di pulizie: come potrebbe anche solo pensare di trovare tutti quei soldi?

Ieri al Palamedia di Bovisio Masciago, l’unico Comune della Brianza, zona di residenza della madre e teatro della terribile vicenda, ad aver aderito all’iniziativa promossa, si è svolto, grazie all’iniziativa e al cuore di Vincenzo Ferrara, direttore e fondatore di Webradionetwork, un concerto di beneficenza per raccogliere i fondi necessari ad aiutare Alice a sostenere le spese legali, in collegamento con tutte le web radio nazionali, ma è ancora troppo poco. C’è bisogno di aiuto maggiore da parte di tutti, c’è bisogno che il caso venga trattato a livello nazionale, dai media più forti e dalle trasmissioni delle grandi reti televisive, affinché la voce che si è alzata ieri nel Palamedia di Bovisio Masciago, arrivi alle istituzioni che hanno titolo e mezzi per poter instaurare quei contatti con la Siria, fondamentali a risolvere la vicenda e riportare Emma nelle braccia della sua mamma.

Servizio di Marta Lock