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Louisiana: salta la pista Ku Klux Klan, la ragazza si è data fuoco da sola

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C’è stata una svolta nelle ultime ore, un vero e proprio colpo di scena, nella tragica vicenda della ragazza nera bruciata viva a Winnsboro, in Louisiana: secondo la polizia locale, infatti, Sharmeka Moffitt, questo il nome della donna, avrebbe simulato ed inventato l’aggressione, auto-infliggendosi il trattamento barbaro attribuito da subito alla crudeltà di un redivivo Ku Klux Klan.

Secondo le ricostruzioni della polizia locale, che hanno parlato con gli organi di informazione in una conferenza stampa tenutasi nel pomeriggio di ieri presso la parrocchia circondariale Franklin, Sharmeka Moffitt avrebbe dapprima imbrattato la sua auto con un insulto razzista e la firma del Ku Klux Klan (KKK), scritta con un dentifricio; successivamente, si sarebbe cosparsa tutto il corpo con un liquido infiammabile, e avrebbe acceso un accendino, dandosi alle fiamme. Sarebbe stata poi lei stessa, sempre da sola, senza l’aiuto di eventuali complici, a spegnere le fiamme. Subito dopo è seguita la chiamata con il proprio cellulare agli agenti della polizia locale di Winnsboro, a cui la ragazza afroamericana avrebbe raccontato la storia dell’aggressione.

La ragazza afroamericana di 20 anni, che ora è ricoverata con gravi ustioni su tutto il corpo, nell’ospedale del Louisiana State University a Shreveport, soffre di ustioni di terzo grado alle braccia e di primo grado al petto e alle braccia e oggi dovrebbe essere sottoposta a un delicato intervento chirurgico. Alla polizia, giunta repentinamente sul luogo dove sono divampate le fiamme, aveva raccontato di essere stata aggredita e data alle fiamme da uomini che indossavano dei cappucci neri e che avevano scritto KKK sulla sua auto, evocando così, in un batter d’occhio,  un ipotetico ritorno del Ku Klux Klan e dei crimini a sfondo razzista.

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