I robot-soldato scatenano un dibattito

Inutile dire che questo fantascientifico scenario  ha aperto il dibattito fra i ricercatori!  Questo perché molti non approvano il progetto: sia perché la tecnologia attuale è lontana anni luce dal livello di complessità necessario per un sistema robotico militare simile; sia perché, nell’immaginario ‘cinematografico’, tornano alla mente  “Terminator”, o i replicanti di “Blade Runner”, indistinguibili dagli esseri umani, che si ribellano e prendono il sopravvento.

Inutili critiche- Secondo Arkin, queste critiche sono inutili e senza senso, perché la strada verso queste nuove armi è già stata intrapresa ed ora non è il momento di decidere se sia giusto o meno creare simili macchine, ma come farlo per sviluppare armi simili, al meglio! Perché, come riportato su “The Chronicle”, queste armi arriveranno, inevitabilmente,  nel campo di battaglia e qualcuno dovrà assumersi la responsabilità affinché questi sistemi funzionino in modo corretto, prima che diventino delle macchine da guerra, in grado di uccidere indiscriminatamente.

Armi robotiche– Ora Arkin, con il suo gruppo di ricerca, ha vinto un bando triennale del U.S. Army Research Office, per un progetto che ha come obiettivo la produzione di ‘una coscienza artificiale’ per guidare i robot sul campo di battaglia, indipendente dal controllo umano. Progetto che, se gli venisse dato pieno supporto finanziario in questi anni, potrebbe portare ai primi guerrieri robotici, eticamente superiori, fra 10-20 anni. Wendell Wallach, ricercatore presso il Centro Interdisciplinare per la Bioetica dell’Università di Yale, sostiene che è sbagliato pensare che questa nuova generazione di armi robotiche-morali siano inevitabili e proprio dietro l’angolo, e quindi non devono  esserne preoccupati. Questi si sta impegnando per rendere queste nuove armi  inappropriate in guerra, in base al diritto umanitario internazionale, così come le armi chimiche, le armi  biologiche e i laser. Anche se, per ora, non è previsto l’utilizzo di armi simili, per il principio di precauzione è chiaro che il dipartimento della Difesa sta studiando sistemi di questo tipo, perché se non lo fa, e  arrivano prima: la Cina, l’India, il Brasile e la Russia  si rimane inevitabilmente indietro… e questo è il vero problema, ha concluso Braden Allenby, professore di ingegneria, etica e legge all’Arizona State University e presidente della Cetmons, Consorzio per le tecnologie emergenti, le operazioni militari e la sicurezza nazionale.