Vaticano: Gabriele torna in carcere

Paolo Gabriele, il corvo di Vaticanleaks, è stato condannato in via definitiva, dopo la scadenza dei termini di appello, a scontare in carcere 18 mesi. Il Promotore di giustizia, l’equivalente dello stato vaticano al nostro pubblico ministero, ne ha disposto l’arresto in esecuzione al mandato del presidente del Tribunale: sconterà la pena all’interno di una delle celle della Gendarmeria.

Oltre alle porte del carcere, con la sentenza sono state avviate anche le procedure per il suo licenziamento. Il maggiordomo di Benedetto XVI dal mese di luglio si trovava ai domiciliari, ma l’esito della sentenza divenuta definitiva oggi, era già nell’aria. Durante il processo, Paolo Gabriele aveva più volte dichiarato di non sentirsi un ladro e di aver agito per amore della Chiesa e del Papa, semmai di essere cosciente di averne tradito la fiducia, non dimostrando quindi il benché minimo accenno di pentimento, necessario per rendere possibile la concessione di un’eventuale grazia.

Il legale del corvo aveva più volte contestato le modalità della perquisizione, e dei primi giorni della sua carcerazione sostenendo che nei primi giorni la cella era troppo piccola e la luce sempre accesa. Nella sua casa erano stati trovati ben 82 scatoloni di documenti contenenti più di mille carte riservate, non solo carte fotocopiate nelle stanze del Pontefice negli anni tra il 2010 e  il 2011, cioè dal caso Viganò in poi, bensì dossier riservati, a partire dal 2006, e di alcuni aveva addirittura tenuto gli originali vistati personalmente da Benedetto XVI e sul quale era stato apposto l’ordine di distruzione dei documenti.