Berlusconi condannato. Le reazioni politiche. Pdl all’attacco

La condanna – Quattro anni, interdizione dai pubblici uffici e 10 milioni di euro di risarcimento all’Agenzia delle Entrate. E’ quanto è stato sancito dalla Procura di Milano nell’ambito del processo sulla frode fiscale compiuta da Mediaset.
Berlusconi ha fatto alcun commento, ma le reazioni politiche si sprecano.
A cominciare dai suoi legali, increduli per la sentenza emessa: “Una sentenza assolutamente incredibile che va contro le risultanze processuali e che è totalmente sconnessa da ogni logica giuridica”.
Si scaglia contro la sentenza l’intero Pdl. “È l’ennesima prova di un accanimento giudiziario nei confronti di Silvio Berlusconi”, è il commento del segretario Angelino Alfano, mentre Cicchitto rincara la dose: “Non si tratta di una sentenza, ma di un tentativo di omicidio politico visti non solo la condanna penale, ma anche l’interdizione di tre anni dai pubblici uffici. Purtroppo non da oggi diciamo che è in atto un uso politico della giustizia, in primo luogo contro Berlusconi“.
Non da meno Daniela Santanchè: “Al generoso passo indietro di Berlusconi, compiuto per rilanciare la sua grande battaglia per la libertà, fa oggi da contraltare un nuovo e rumoroso passo avanti della magistratura politicizzata”. 
Anche Giancarlo Galan è sulla stessa linea: “Mi verrebbe voglia di chiedere a Berlusconi di tornare in politica”. 
Dall’opposizione Pd e Idv difendono la sentenza. Secondo Di Pietro: “Tutti i nodi vengono al pettine. Nonostante tutte le leggi ad personam che Berlusconi si è fatto e nonostante la continua delegittimazione e denigrazione dei magistrati, la verità è venuta a galla. Da oggi gli italiani possono prendere atto che una sentenza di primo grado considera Berlusconi un delinquente“.
Più cauta la reazione del Pd. Secondo Franceschini: “Le sentenze non vanno commentate, solo rispettate. Berlusconi ha avuto sentenze positive, di prescrizione e di condanna. Ma questo non è oggetto di confronto politico. E comunque, per fortuna, non lo è più”.

Matteo Oliviero