Caldarroste a 10 euro, rigorosamente senza scontrino, a Milano va così

Pare che le retate della Guardia di Finanza, crociati agguerriti del premier Mario Monti alle prese con gli evasori fiscali, non funzionino sempre e non riescano a disincentivare i soliti commercianti furbetti che, fatalmente, continuano a dimenticare lo scontrino. Proprio oggi, a pochi chilometri da Milano, siamo stati testimoni in prima persona di un avvenimento in bilico tra il grottesco e l’assurdo. Con l’incalzare della fredda stagione, fra le nebbie padane, poche cose sono amate come le caldarroste; ecco, quindi, spuntare come funghi, regolari fruttivendoli che, nel week end, posizionandosi in punti strategici di grande visibilità, arrostiscono castagne per venderle ai passanti. Tutto rigorosamente all’aperto e alla “volemose bene”.

Decido di avvicinarmi al venditore provvisorio di caldarroste, la coppia che mi precede ne chiede un sacchettino, come “dosatore” viene usato un bicchiere di normali dimensioni: un bicchiere e mezzo costituisce un sacchettino alla modica cifra di dieci euro. Non viene rilasciato alcuno scontrino e la coppia non si pone il problema e se ne va, felice e turlupinata. Tocca a me, farei volentieri un passo indietro dato che 10 euro per un bicchiere di castagne mi pare davvero assurdo, ma il desiderio di richiedere lo scontrino, masochista e donchisciottesco, mi porta a chiedere la mia razione: anche per me sono 10 euro, pago, aspetto mezzo minuto guardando con aria interrogativa il venditore e, non ricevendo nulla, chiedo lo scontrino.

Tuoni, fulmini e saette: mi guardano torvi e, cosa ancor più divertente, non trovano il registratore di cassa per emettere la fattura…dopo 10 minuti, sperando probabilmente che fossi la prima a demordere, emerge la macchina infernale fra gli sguardi di disgusto al mio indirizzo dei commercianti affaccendati al banco. In 15 minuti ricevo lo scontrino guardata con il medesimo disprezzo con cui i minatori in sciopero guardavano i crumiri. Dovevo ascoltare Monti e comporre il 117.