Costi politica: governo battuto tre volte alla Camera

Il decreto legge sui costi della politica ha subito ieri tre battute di arresto alle commissioni Bilancio e Affari costituzionali di Montecitorio. A mettere KO il governo tre emendamenti di Pd e Lega volti a rinforzare il rapporto tra i cittadini e le amministrazioni locali, a depotenziare la temuta Equitalia e ad aiutare (almeno fiscalmente) le popolazioni colpite dal terremoto.

Tre volte giù – Giornata difficile quella di ieri per il governo tecnico, battuto per ben tre volte sul dl relativo ai costi della politica. A passare è stato per primo l’emendamento presentato dalla democratica Simonetta Rubinato (che ricalca una precedente proposta leghista) alle commissioni Bilancio e Affari costituzionali della Camera. L’emendamento prevede in pratica la cancellazione delle penali per i Comuni che procederanno all’estinzione anticipata dei prestiti entro il 2012. “Usufruendo dell’alleggerimento del vincolo del patto di stabilità – ha spiegato la stessa Rubinato – questi Comuni non dovranno pagare le eventuali penali previste dalla Cassa Depositi e Prestiti”. E verranno “premiati” per il loro prezioso contributo alla riduzione del debito pubblico.

Un colpo a Equitalia – Governo giù anche sull’emendamento presentato dalla Lega che prevede la revoca a Equitalia della gestione e della riscossione dei tributi, di cui si occuperanno, invece, i Comuni e gli enti locali. “Si tratta di un provvedimento importante, passato nonostante l’opposizione del governo e del Pd, che porrà un freno alle ganasce fiscali imposte dall’esecutivo e applicate da Equitalia – hanno commentato gli esponenti del Carroccio – Finalmente ci sarà un rapporto più sereno fra i cittadini e il fisco gestito direttamente dai Comuni”.

Le zone terremotate – A far capitolare per la terza volta il governo è stato, infine, un emendamento sulla cui paternità sia il Pd che la Lega rivendicano i diritti e che sposta al 30 giugno 2013 il pagamento di tasse e contributi per tutto il “cratere” del terremoto, ovvero i Comuni dell’Emilia Romagna e della Lombardia colpiti dal sisma. La proposta è stata accolta con grande freddezza dal governo, che si è comunque impegnato a verificarne l’impatto economico in caso di attuazione.