Fiat Pomigliano, Camusso: Governo intervenga con un decreto

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:58

Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, ha scritto oggi una lunga lettera al direttore del Corriere della Sera, nella quale – prendendo le mosse dal recente caso della Fiat di Pomigliano d’Arco (l’ad Sergio Marchionne ha annunciato il licenziamento di 19 operai a fronte del reintegro coatto di altrettanti dipendenti iscritti alla Fiom) – ha evidenziato l’urgenza di intervenire sul tema della rappresentanza sindacale. Un terreno particolarmente franoso, su cui il governo – secondo la sindacalista – dovrebbe porre solide fondamenta.

Ritorsione intollerabile – Susanna Camusso ha già detto la sua sulla scelta di Sergio Marchionne di rispondere alla sentenza dei giudici (che lo hanno invitato a riassumere i 19 operai di Pomigliano d’Arco discriminati perché iscritti alla Fiom) con il licenziamento di altrettanti operai nello stabilimento campano. Ma dalle colonne del Corriere della Sera, la sindacalista ha voluto oggi allargare l’angolo prospettico per avviare una riflessione più ampia sul complicato rapporto tra il mondo industriale e le categorie sindacali. “La ritorsione che la Fiat ha deciso di attuare contrapponendo 19 lavoratori discriminati a 19 da discriminare è intollerabile – ha scritto la Camusso – Intollerabile per il messaggio punitivo, retrogrado e vendicativo nei confronti dei 38 lavoratori e dei loro compagni. Intollerabile per il segnale che vuole dare di noncuranza delle regole e di sprezzo nei confronti dei poteri dello Stato e delle istituzioni”.

La soluzione della sindacalista – “Una strada c’è – ha però sottolineato la numero uno della Cgil – quella indicata dall’accordo interconfederale del 28 giugno scorso in cui s’individua nel contratto nazionale di categoria la fonte primaria di regolazione della contrattazione e, per quanto riguarda gli accordi aziendali, la firma a maggioranza da parte di Rsu liberamente e proporzionalmente elette e l’impegno di tutti al loro rispetto e la certezza della rappresentanza per le organizzazioni che ottengono almeno il 5% tra iscritti certificati e voti ottenuti”. “Se si adottasse responsabilmente questa strada – ha continuato nel suo ragionamento la sindacalista – si tornerebbe a riconoscere diritti fondamentali quali la libertà di pensiero e di associazione e si tornerebbe alla normalità del confronto e delle relazioni sindacali”.

Il governo intervenga – Ma un rapporto così problematico, secondo la Camusso, non può prescindere da una regolamentazione certificata dallo Stato: “Il governo potrebbe esercitare il suo ruolo di garante di regole giuste e condivise – ha evidenziato Susanna Camusso – In questi mesi abbiamo visto molti decreti sui quali abbiamo espresso con lealtà le nostre critiche e il nostro dissenso per le ricadute negative sui lavoratori e sul lavoro. Vederne uno che recepisce i contenuti dell’accordo interconfederale sulla democrazia sindacale – ha concluso il segretario della Cgil – sarebbe un bel segnale di cambiamento”.

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