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Il discreto fascino del vampiro: no, è sesso distillato

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Sinonimo di fascino, di anima perduta, canini affilati, in una prigione di broccato color porpora che è la non vita, o come dicono in Transilvania “nosferatu” (“non spirato”): il vampiro. Non è merito di Twilight, del suo clamoroso successo, dell’appeal riconosciuto a Robert Pattinson; questa è solo la declinazione più recente di una figura, anzi di un mito, che da secoli ipnotizza e seduce noi mortali. La prima carta che Dracula ha da giocarsi in suo favore è la sua aura sublime, termine da leggersi in accezione strettamente filosofica, inteso come commistione di terrore e piacere: il bello non ha la capacità di rapirci e affascinarci quanto il sublime. Il bello è il sole, ma sublime è una tempesta di torrenziale pioggia e vento laddove noi possiamo osservarla da un posizione di riparo e conforto.

Il vampiro è dunque, voyeuristicamente parlando, sublime in quanto amalgama di fascino e minaccia; inoltre, rispetto al mostro qualunque, se vogliamo meno strutturato e più volgare, Dracula e i suoi figli dannati, hanno vinto il tempo, hanno calpestato la vecchiaia, il declino del corpo mantenendosi bellissimi in eterno, eleganti, con quel fascino vintage dell’antica cavalleria.

Il vampiro è dunque un mostro irresistibile e, si sa, queste contraddizioni violente non possono che sedurre la curiosità umana. Dracula non uccide meramente le proprie vittime, il suo atto di violenza trasuda sensuale esperienza; non è un caso che siano le donne a subire maggiormente l’appeal del non morto, questo perché, inconsciamente, se si analizza la modalità mediante la quale il vampiro colpisce, è innegabile la valenza sessuale strisciante che lo contraddistingue. I canini penetrano la carne per suggere il sangue, profanando una delle zone maggiormente erogene del corpo: il collo. Una penetrazione che conduce al sangue, che brucia l’anima, donando, in cambio il dono dell’eterna giovinezza, immortalità, potere e forza. E quale regalo migliore si potrebbe offrire ad una donna se non la cristallizzazione eterna della sua bellezza destinata a non appassire mai?