Pd: Bersani si autorottama ma tentenna con Vendola

L’usato sicuro sta pensando di andare in garage. Fuori dalla poco elegante metafora automobilistica, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani (più volte autodefinitosi “usato sicuro” in contrapposizione alla “rottamazione” professata da Matteo Renzi), ha annunciato ieri l’intenzione di farsi da parte e di non candidarsi alla segreteria del Pd nel 2013. Una dichiarazione che sembra seguire la scia già tracciata da alcuni “big” del partito (Walter Veltroni e Massimo D’Alema), costretti a fare i conti con il ricambio generazionale sponsorizzato dal sindaco di Firenze. Mentre sul tema scivolosissimo delle alleanze, Bersani ha manifestato meno fermezza.

“Credo che al prossimo Congresso debba girare la ruota. Io finirò lì”. Sono queste le parole con cui il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha confermato ieri ai cronisti di non voler “bissare” il suo impegno come segretario all’interno del Pd. Una presa di posizione netta, volta (con ogni probabilità) a ribaltare l’asse metaforico tracciato da chi riconosce in Matteo Renzi il “nuovo” e percepisce, invece, Bersani come rappresentante di un apparato destinato (prima o poi) ad uscire di scena. Un tentativo di “svecchiamento”, insomma, che avrebbe portato il segretario ad annunciare l’auto-rottamazione nel bel mezzo della campagna elettorale per le primarie.

Ma Bersani deve fare i conti anche con qualcos’altro. Ieri Nichi Vendola è tornato a metterlo alle corde sul tema delle alleanze, intimandogli di scegliere tra lui e Casini“Il gioco della torre qui non vale”, ha risposto sbrigativamente Bersani, che non ha trovato di meglio da fare che rispolverare l’antico adagio del “tutti insieme appassionatamente”. Un’intesa esclusiva con Vendola potrebbe, infatti, ostacolare il raggiungimento dell’obiettivo finale (la vittoria elettorale nel 2013); da qui la necessità di mantenere la porta aperta anche ai moderati, che potrebbero accompagnare Bersani nel tratto finale che conduce a Palazzo Chigi.