Grillo ai giornalisti tv: Pretoriani al soldo di editori e partiti

La critica feroce ai mezzi d’informazione è diventato un punto irrinunciabile della “propaganda” di Beppe Grillo. L’ex comico genovese va ripetendo da anni ai giornalisti di non volersi prestare al gioco malsano della disinformazione, salvo poi concedersi – con sempre maggiore frequenza – agli obiettivi delle tante televisioni o ai microfoni dei numerosi cronisti che lo seguono in ogni angolo del Paese. Un rapporto – quello tra Grillo e l’informazione – quanto mai complesso, giocato sul filo di un’avversità tutta da ostentare. L’ultimo affondo l’animatore del Movimento 5 Stelle lo ha destinato ieri ad alcuni giornalisti tv, indicati come “pretoriani” al soldo di editori e politici.

Giornalisti nel mirino – “Chiunque sa che i giornalisti televisivi sono lì per grazia ricevuta (e stipendio ricevuto) dai loro editori. E che i loro editori sono i partiti insieme alle lobby che li sostengono”. Beppe Grillo non poteva scegliere incipit più caustico per rinnovare, sulla sua bacheca facebook, il suo attestato di disistima nei confronti degli operatori dell’informazione. Nel mirino alcuni nomi noti del giornalismo televisivo, che “dall’alto dei loro valori morali, etici, sociali e soprattutto di appartenenza – ha denunciato il leader del Movimento 5 Stelle – sono pagati profumatamente per il servizietto pubblico al Bersani, al Renzi, al Casini di turno”.

Da zucche a statisti – Lerner, Fazio, Formigli, per citare solo alcuni della truppa cammellata che imperversa nel piccolo schermo – ha rincarato la dose il blogger – sono le nuove fate smemorine il cui compito è trasformare delle zucche vuote in statisti e attaccare con qualunque mezzo e ferocia – ha concluso Grillo – chi mette in discussione il Sistema (del quale sono i pretoriani) e proteggere il loro portafoglio”. Un intervento così muscolare non poteva non scatenare un “diluvio” di commenti sul social network, con gli irriducibili sostenitori dell’ex comico compatti nel “benedirne” la fatwa, e i meno “radicali” orientati invece a prendere le distanze da tanta intransigenza.