Newnotizie intervista Remo Anzovino: tra nuovo album, Paolo Conte e le sue passioni

Newnotizie ha avuto il piacere e l’onore di incontrare Remo Anzovino, giovane pianista e compositore con quattro album all’attivo. Ecco l’interessante intervista che ne è nata.

All’interno della Sua biografia, proprio in apertura, si parla di un pianista di Pordenone, nonché avvocato penalista. Ben conosciamo un altro artista, anch’egli pianista ed avvocato. Un predestinato?
Una piacevole coincidenza, visto che si allude ad un mito di cui posseggo tutti i dischi e che, a 14 anni, quando mi intrufolai nel suo camerino dopo un concerto, alla mia ingenua domanda: “Maestro scrivo musica che consigli mi può dare” rispose: “Non copiare mai dalla musica degli altri!” Sublime.

Qualche giorno fa, al Bluenote di Milano, ha presentato il Suo ultimo album, “Viaggiatore immobile”. Molti elogiano la Sua semplicità e immediatezza compositiva. Dov’è il segreto per costruire melodie lineari, in qualche modo facili ma allo stesso tempo articolate e colte?
Scrivere solo ed esclusivamente per le emozioni degli altri e non per appagare il proprio ego di musicista.

Chi ha cercato di definire il genere di Remo Anzovino ha detto che la Sua musica è jazz, pop, classica e rock allo stesso tempo e forse non si è sbagliato. Senza dover definire a tutti i costi il Suo stile e il Suo genere che a mio avviso sono assolutamente unici ed originali, quale è il genere che più di tutti l’ha influenzata ed interessata nel Suo percorso formativo?
Sono sempre stato onnivoro ma sono molto attratto da ciò che è lontano dal mio mondo: ascolto molte musiche africane, sono un fan di Steve Reich del primo Philipp Glass e di tutto ciò su cui abbia messo le mani Brian Eno che considero il più grande music maker. Ma amo visceralmente Ravel, i compositori russi, Jimi Hendrix, Miles Davis, Puccini, Mozart, Radiohead, la tradizione classica napoletana, i dischi fine anni 50 di Sinatra, Luigi Tenco, Lèo Ferrè. E credo potrei andare avanti per tanto tempo.

Nella Sua carriera ha avuto l’onore di avere al proprio fianco nei suoi album molti eccellenti musicisti. C’è un artista con cui non hai mai collaborato e con cui sognerebbe di farlo?
Peter Gabriel e Rokia Traorè.

Ha composto le colonne sonore di molti film muti e nel 2007, in occasione della 64ma Mostra del Cinema di Venezia, ha raccolto un successo clamoroso offrendo al pubblico un’esibizione innovativa, dove è l’immagine ad accompagnare la musica e non viceversa. Insomma, il cinema è una parte fondamentale della Sua carriera: una casualità o la conseguenza di una passione?
Un incontro che ho continuato a coltivare anche quando ho smesso di scrivere per il cinema muto per non essere prigioniero della figura del pianista del cinema muto. Io volevo diventare un compositore. Però ho sempre continuato a scrivere colonne sonore di un film fatto delle immagini del cinema di tutti i giorni, osservando e rubando dalla vita degli altri e mettendo in movimento le immagini più forte musicandole come fossero sempre un grande film, che è poi in fondo una delle chiavi di lettura della vita.

Intervista e fotografia a cura di Pier Luigi Balzarini